I viaggi di Berry smascherano i sogni bruciati d'America

I viaggi di Berry smascherano i sogni bruciati d'America
5 Giugno Giu 2018 05 giugno 2018

Si rimane sempre sorpresi che Wendell Berry, classe 1934, ritenuto tra i più grandi romanzieri, poeti e saggisti americani, a ogni suo libro pubblicato in Italia (tutti da Lindau) non riesca a ottenere il grande successo che meriterebbe.

Quasi nessuno ne scrive malgrado i suoi romanzi possano essere paragonati ai Racconti dell'Ohio di Sherwood Anderson. Raccontando l'immaginaria città di Port William, in Kentucky, Berry ci regala passaggi di pura poesia: la trilogia composta da Jayber Crow, Hannah Coulter e La memoria di Old Jack meriterebbe di diventare di culto, ma è forse lo scagliarsi dello scrittore contro quella che definisce «economia faustiana» di un'America bruciata dai suoi stessi sogni, a non essere gradito a tutti. Meglio le ninne nanne di certi scrittori compiacenti, quelli che descrivono il degrado urbano, ma che non disturbano; oppure quegli scrittori che descrivono «Trilogie della pianura» dove niente si smuove: neanche le pagine.

Ora Berry arriva con I primi viaggi di Andy Catlett (Lindau, trad. di Vincenzo Perna, pagg. 138, euro 13), pubblicato negli Stati Uniti nel 2006. Può sembrare un romanzo di formazione: il primo viaggio a nove anni in autobus per raggiungere i nonni a Port William, a sole dieci miglia, per il ragazzo diventa un'odissea verso la consapevolezza e la maturità. La voce del bambino si alterna ai ricordi dello stesso Andy da anziano. Il romanzo è ambientato nel 1943 in un'America impegnata a inseguire sempre nuovi traguardi tecnologici in tempi di guerra, ma dove nel Midwest in molte case non c'è nemmeno l'elettricità. Ed è su questa dicotomia che è basato il libro: il senso della famiglia e della comunità si sta sgretolando davanti all'imminente progresso, «un mondo indistinto e privo di dettagli, perso nella distanza».

Non c'è nostalgia in Wendell Berry, ma attraverso la storia di Andy ci vuole descrivere la fortuna di essere cresciuto in un'America non ancora del tutto degenerata. Come quando scrive: «E oggi, come altre volte prima, mi rendo conto della gratitudine di essere stato là, in quel momento. Perché Port William è penetrata in me, facendosi tutt'uno con la sostanza e la luce, e il buio della mia mente, per non allontanarsi più. Eravamo tutti entrati nel silenzio più profondo di tutti: il silenzio di ciò che deve ancora venire, di chi aspetta ciò che deve ancora venire».

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