Vassena, il genio che camminò (in doppiopetto) sul lago

Vassena, il genio che camminò (in doppiopetto) sul lago
6 Giugno Giu 2018 06 giugno 2018

Malgrate, di fronte a Lecco, celebra uno dei nostri inventori più visionari e dimenticati. Tra "skivass" e mitici batiscafi

Brillantina, doppiopetto e pochette. Se sei elegante, sarai a tuo agio ovunque, anche in mezzo a un lago, su un paio di avveniristici sci d'acqua. Senza sfigurare.

Pietro Vassena (1897-1967) - lingua italiana debole, dialetto fluent, autodidatta, ingegno finissimo e abiti impeccabili - si trovava a suo agio sulla terra, in acqua e un giorno, era sicuro, lo sarebbe stato anche nell'aria. E inventò tutto ciò che era possibile inventare per muoversi comodo e veloce in qualsiasi ambiente. Era un tipo così rapido, che sorpassò anche la sua epoca. «Essere avanti per i propri tempi», nel suo caso, non era solo una metafora. In molte cose vide in anticipo il domani, e ebbe il talento, l'ostinazione e la creatività per trasformarlo.

Pietro Vassena arriva da Malgrate, dove nacque e morì, sul lungolago di fronte a Lecco, dove invece aveva la sua officina, in via Cavour, e da Malgrate riparte oggi la sua leggenda, con una mostra che a 70 anni dalla sua impresa maior - quando nelle acque del Lario, marzo 1948, ottenne il record mondiale d'immersione con un sottomarino da lui progettato, costruito e pilotato - celebra un inventore geniale. Il quale ebbe (anche) la fortuna di vivere tutte le trasformazioni di un Paese, l'Italia, che nel giro di una generazione o poco più passò attraverso il grande sviluppo artigianale-industriale di fine '800-primo '900, il potenziamento tecnologico spinto da due guerre mondiali, lo sviluppo della grande industria meccanica e siderurgica, e il boom economico tra motorizzazione di massa e nascita del tempo libero... Vassena arrivò nel momento giusto, nel posto giusto: un territorio, il lecchese, di grande tradizione metallurgica, cantieristica e meccanica. L'hardware tecnico era fra i migliori che si potessero avere, lui ci mise il software.

Risultato: L'uomo che camminava sulle acque, che è il titolo della mostra aperta dentro la Quadreria «Bovara Reina» della sua Malgrate e l'espressione migliore per descrivere un inventore che - paradosso di un nome dall'eco ancora a dimensione provinciale - stupì il mondo. Lo fece con decine di mirabolanti invenzioni (e oltre cento brevetti): dagli avveniristici motori bicilindrici (montati su moto, le Rumi di altissimo design, e poi persino auto, la mitica «Volpe», anticipazione delle city car) alla sveglia di plastica trasparente pre-Swatch (perfetta, se non che il materiale tendeva a usurarsi velocemente...) fino al «Grillo Volante», una macchina multitasking rimasta sulla carta che nelle intenzioni di Vassena avrebbe dovuto volare, navigare e viaggiare sulla terraferma.

Il Vassena - uno che dormiva con un taccuino legato alla spalliera del letto per appuntarsi le idee che gli venivano di notte - non stava mai fermo. Dopo la guerra, la prima, che fece come Bersagliere, per faticare meno e muoversi di più montò un motore di 90 cc a due tempi su una bici: 45,3 km con un litro per una velocità media di 40 km l'ora. Poi arrivarono le moto a due cilindri orizzontali affiancati (prima della Guzzi) e poi opposti (prima della BMW), il primo motore fuori-bordo (era un uomo del lago...), le motoleggere Vassena... Negli anni Trenta costruì gli «skivass», sorta di sci d'acqua (simili a due mini-canoe), con cui, come da lancio promozionale (era un uomo di marketing...), chiunque sarebbe stato in grado di «camminare sull'acqua». Gli aspetti curiosi della faccenda era due. Il primo: Vassena non sapeva nuotare. Eppure fece più volte, sugli sci, avanti e dietro, il tratto fra il circolo canottieri di Lecco e la riva di Malgrate, in giacca e cravatta. La seconda è che coi sui «skivass» - che in quegli anni riscossero grande successo alla Fiera Campionaria di Milano e tra la stampa - nel '63 arrivò, sul lago davanti a Bellagio, a salutare i Kennedy in vacanza (c'è traccia in un cinegiornale dell'epoca) e poi nel '59 a Portofino, fin sotto lo yacht di Onassis: si fece ospitare sul «Christina O» e propose all'armatore greco di finanziare il suo progetto più ambizioso, il sommergibile che lo avrebbe reso famoso...

Il curatore della mostra, Mauro Rossetto, e gli eredi, che hanno messo a disposizione tutte i prototipi, i progetti e le invenzioni di Vassena, hanno mirato a un progetto altrettanto ambizioso: concentrare nel piano nobile dell'ex filanda «Bovara-Reina» riconvertita in spazio espositivo affacciato sul lago (a destra della casa natale di Vassena e a sinistra del lavatoio dove provava i motori fuoribordo) una intera vita di idee, intuizioni e visioni che hanno cambiato la nostra vita quotidiana: ecco le motociclette realizzate per l'imprenditore-artista Donnino Rumi, ecco l'«automotoscooter» per la Carniti di Oggiono, ecco gli enormi skivass rossi... e poi un anticipatore del gatto delle nevi, il «velodormo» che precorse la cyclette da palestra, il primo go-kart italiano, l'«Italkart»... E in mezzo alla sala, ecco lì: un modellino del suo sommergibile, un sogno iniziato già alla fine della Seconda guerra mondiale, poi interrotto quando fu imprigionato nell'aprile '45 con l'accusa di collaborazionismo col nemico (aveva fornito motori gassogeni ai tedeschi...) e che, una volta diventato realtà, chiamò «C3» in ricordo dell'aula in cui lo avevano rinchiuso nella scuola riconvertita in carcere: l'aula della Terza C...

Una visione geniale, lunghi studi (a un certo punto gli diedero la laurea honoris causa in Ingegneria), il meglio delle officine del territorio come supporto, uno scafo lungo 8 metri in lamiera d'acciaio... poi i collaudi, le prove di galleggiamento a secco, quindi l'immersione... Il varo avvenne nel febbraio 1948: andò tutto benissimo, tra gli applausi della folla, tranne il bilanciamento che non era perfetto, e così Vassena buttò dentro il batiscafo il figlio di 12 anni a fare da contrappeso (diventerà un asso dell'offshore...). Ma sono aneddoti. Per la leggenda l'appuntamento è il 12 marzo '48: Vassena con un ex sommergibilista del «Toti», Nino Turati, ad Argegno, nel punto più profondo del Lario, scende a meno 412 metri, come confermato da verbale della Guardia di Finanza. È record del mondo. L'Italia, che pochi anni dopo salirà prima di tutti sul K2, è la prima a scendere così tanto sott'acqua. Jacques Piccard, destinato nel 1960 a scendere nella Fossa delle Marianne, viene qui, a cercare l'elegante italiano di nome Pietro Vassena - licenza di terza elementare e cervello di prima classe - per chiedergli come diavolo avesse fatto a costruire degli oblò con quella tenuta... Gli italiani, però, devono sempre strafare. Nel tentativo di andare «oltre», sotto i 600 metri, il «C3», per un errore umano, va a fondo (per fortuna senza equipaggio), nel mare di fronte a Capri, 16 novembre 1948. È ancora lì. Pietro Vassena, lui, è tornato a casa, a Malgrate. Dentro una mostra bellissima.

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