Quando Fico "leva" la parola

Quando Fico leva la parola
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8 Giugno Giu 2018 08 giugno 2018

"La lingua italiana è oggetto misterioso per i grillini..."

«Vorrei complimentarmi con Vittorio Sgarbi per il magistrale intervento alla Camera di ieri, interrotto da un incredibile Concluda, altrimenti le levo la parola del presidente Fico. La lingua italiana è oggetto misterioso per i grillini. Sono Pinuccio Tarantini, sindaco di Trani fino a sei anni fa del quale Sgarbi, forse, si ricorderà». Questo messaggio mi ha incuriosito, per il purismo linguistico che stigmatizza - più che il richiamo, di osservanza procedurale, del presidente ai tempi contingentati degli interventi nelle discussioni alla Camera (un solo minuto «in dissenso» dal gruppo, mortificato nella formula diminutiva di «a titolo personale»: eppure sono riuscito incredibilmente a dire tutto) - la trascuratezza della scelta lessicale: non «togliere la parola» ma «levare la parola». Non ci avevo pensato. Così ho fatto una rapida verifica e, nell'autorevole dizionario Sabatini-Coletti, ho trovato questi significati al verbo «levare»: «Togliere qlcu. o qlco. da un certo posto: l. il figlio dal collegio, i vestiti dalla valigia || figg. l. (o levarsi) qlcu. o qlco. di torno, di mezzo, liberarsi di qlcu. o qlco. che provoca fastidio; anche uccidere | l. le parole di bocca a qlcu., dire esattamente le stesse cose che avrebbe detto lui | l. il pane di bocca a qlcu., privarlo dei mezzi di sussistenza».

Interessante. Esattamente il contrario delle intenzioni del Fico. «Levarmi le parole di bocca»: dire le stesse cose che ho detto io. Con il verbo «levare» ha espresso l'opposto del suo pensiero.

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