Dallo scontro all'incontro

Dallo scontro all'incontro
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12 Giugno Giu 2018 12 giugno 2018

Già ce lo aveva raccomandato Guicciardini: «Non è cosa che gli uomini nel vivere del mondo debbino più desiderare e che sia più gloriosa che vedersi el suo inimico prostrato in terra e a tua discrezione; e questa gloria la raddoppia chi la usa bene, cioè con l'adoperare la clemenza e col bastargli di avere vinto». Non è soltanto un invito alla magnanimità, alla clemenza, ma a considerare che spesso le contrapposizioni sono un artificio, una finzione degli uomini, i quali, invece dell'armonia, coltivano la competizione. Così, si stabiliscono una maggioranza e un'opposizione artificiose, che poi finiscono per lavorare insieme come è accaduto in Germania, come sta accadendo in Italia. Dunque lo scontro, talvolta, si risolve in un incontro. È capitato anche a me a Sutri. L'ultimo giorno ho conversato amabilmente con il mio antagonista, dopo polemiche e contumelie fondate sulla presunzione di essere diversi, di essere più nuovi, come se l'umanità potesse dividersi in buoni e cattivi: schema semplice, apparentemente inevitabile, invero forzato, perché l'uomo inventa contrasti ideologici ed etici spesso arbitrari, dimenticando il richiamo di Terenzio: «Homo sum, humani nihil a me alienum puto». Nessuno lo ha capito meglio di Ludovico Ariosto: «Oh gran bontà de' cavallieri antiqui!/ Eran rivali, eran di fé diversi,/e si sentian degli aspri colpi iniqui/per tutta la persona anco dolersi;/e pur per selve oscure e calli obliqui/insieme van senza sospetto aversi». E infatti: più grande delle divisioni è l'amore per Sutri.

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