L'Italia conti di più in Europa

L'Italia conti di più in Europa
12 Giugno Giu 2018 12 giugno 2018

Il dibattito su un'ipotetica uscita dell'Italia dalla moneta unica così come si sente e legge è, a mio avviso, mal posto. Guardiamo la realtà. Le risposte ragionevoli non possono che prevedere correzioni a medio, lungo termine. L'Italia ha commesso un errore nel passare all'euro senza tener conto delle caratteristiche economiche e sociali del nostro Paese. Si sono accettate, senza negoziare, linee guida imposte da Germania, Francia e Paesi del Nord. E ora? Parlo da economista, non certo da politico: abbandonare la moneta unica sarebbe un disastro. Dei 2.300 miliardi di debito pubblico, oltre 700 miliardi è detenuto da investitori esteri; prevedibile la reazione. E c'è l'esempio Brexit: qualche effetto negativo sul sistema paese della Gran Bretagna lo abbia già prodotto. E loro avevamo mantenuto la sterlina.

Certamente l'Italia deve contare di più nell'Eurozona. Se occorre, anche alzando i toni, senza però picchiare troppo i pugni su un tavolo che potrebbe rompersi. Contribuiamo ad una riforma, graduale; ad un programma di ampio respiro, almeno a dieci anni. Il fattore tempo è decisivo. L'Italia è un'azienda dove gli azionisti siamo tutti noi. Se non si cambia saremo costretti, per pagare i debiti contratti, a ricapitalizzare, se no fallimento.

Il problema non è l'indebitamento in sé. Ma come si spendono i soldi presi a prestito; un conto è farlo per investimenti (infrastrutture, sistemazione idrogeologica), invece si sente dire di bloccare la Tav, impegno sul quale si è già investito molto. Diverso è spendere di più di quel che si incassa magari per sostenere aziende pubbliche decotte. E pensare poi di ridurre il debito con privatizzazioni a metà: palliativi. Si entri nell'ottica virtuosa di un'azienda, l'Italia, che dovrà avere i conti in ordine. L'Europa un merito lo ha avuto, ha imposto qualche controllo fastidioso. Ma salutare.

www.pompeolocatelli.it

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