Dal voto un no ai clandestini Ma il Pd Tafazzi va in piazza

Dal voto un no ai clandestini Ma il Pd Tafazzi va in piazza
13 Giugno Giu 2018 13 giugno 2018

La sinistra insiste con la linea dei porti aperti a tutti Slogan anti Salvini ma pure anti Minniti. Dem divisi

Giusto ieri il segretario metropolitano del Pd annunciava una campagna «porta a porta» in vista dei ballottaggi a Cinisello e nelle altre città dove i sindaci uscenti sono costretti a inseguire. Anche a Sondrio il match parte in svantaggio, Bresso - dove la sinistra governava da 20 anni - è già persa al primo turno. E ha pesato la gestione fallimentare dell’accoglienza profughi. Un tema (non il solo) che ha portato Attilio Fontana il 4 marzo a riconquistare la Regione staccando di 20 punti il candidato Pd Giorgio Gori. Il governatore leghista concorda con i sindaci del Carroccio che chiudono le porte ai migranti perché la misura è colma ed è ormai assodato che sette su dieci non hanno diritto allo status. Gori citava «dare lavoro ai migranti» tra le priorità. E i lombardi si sono espressi chiaramente. Rischiano di essere un boomerang per i candidati dem che il 24 affronteranno ballottaggi in salita le manifestazioni spot promosse a Milano (in primis) dall'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, regista del corteo pro migranti del 20 maggio di un anno fa, organizzatore della «tavolata antirazzista» che si terrà il 23 (vigilia del secondo turno nei Comuni) al parco Sempione e del presidio in piazza Scala ieri allo slogan «Apriamo i porti» contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha vietato alla nave Aquarius con 600 migranti a bordo di attraccare in Italia. Anche il sindaco Beppe Sala questa volta si è tenuto alla larga: «Majorino ha una sua storia personale per cui è ovvio che sia vicino a certi movimenti - ha commentato alla vigilia -. Ognuno deve professare la sua idea, osserveremo e ascolteremo». E in piazza si sono concentrati tra gli altri esponenti dem e dei centri sociali, Milano Progressista, Cgil, Giovani Musulmani, I Sentinelli. Tra le bandiere arcobaleno, gli striscioni anti-Salvini (ma anche contro Minniti-Orlando e Turco-Napolitano).

Anche Cecilia Strada dal palco ha contestato «i grandi partiti» che «hanno responsabilità di questa situazione, questo governo è solo un pezzetto del problema», scatenando la reazione del Pd Bussolati, che ha condiviso l'iniziativa (anche se non era presente per motivi personali) ma ha confermato: «Non un passo indietro sulla politica di Minniti». Dopo le dichiarazioni della Strada, Bussolati ha chiesto a Majorino «se chi ha promosso la manifestazione la stessa linea o no».

In piazza anche Gino Strada, Gad Lerner, Roberto Vecchioni, don Virginio Colmegna. «Ci sono tanti rappresentanti delle ong che hanno lavorato in questi anni per salvare vite umane, si vergognino i rappresentanti delle istituzioni che parlano di business dell'immigrazione» ha gridato dal palchetto Majorino, che «per coerenza» contesta anche il presidente francese Macron, «la chiusura di un valico equivale ai porti, non ci dia lezioni». E prevede: «Qualcuno scriverà che facciamo perdere voti al Pd ma chissenefrega».

Critiche dal centrodestra. «Il Pd ha gestito in modo fallimentare l'invasione dei clandestini che i milanesi stanno subendo da anni - attacca il coordinatore cittadino di Forza Italia Fabio Altitonante -. Si parla di umanità, ma nei fatti assistiamo ogni giorno a scene allucinanti: il degrado in Centrale è accoglienza? Abbandonare nell'insicurezza più totale i milanesi è tutela dei diritti? Noi abbiamo un unico obiettivo: garantire la sicurezza dei cittadini». E «la sinistra farebbe meglio a mettere così tanto impegno per trovare soluzioni ai problemi reali dei milanesi, a partire dal tema casa». Per l'assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato «è l'ennesima sceneggiata che ci fa pensare che l'assessore consideri l'Italia, la Lombardia e Milano i laboratori dove sperimentare nuove politiche di immigrazione facile, facendo sbarcare senza permessi e controlli i migranti. Io ho chiesto di visitare l'ex Cie di via Corelli per capire se è possibile riaprirlo come Centro permanente per il rimpatrio».

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