"Notturni e dintorni. Racconti dall’infinito" di Luca De Bono

Notturni e dintorni. Racconti dall’infinito di Luca De Bono
13 Giugno Giu 2018 10 giorni fa

Le immagini di nebulose vengono riprese volutamente in bianco e nero tramite l'ausilio di un filtro h-alpha che ne isola le frequenze di emissione evidenziando le strutture dell'oggetto che voglio riprendere senza dare una mia interpretazione personale sulle sue colorazioni

La fotografia astronomica è una fotografia scientifica quindi razionale e rigorosa. Le mie immagini di nebulose vengono riprese volutamente in bianco e nero tramite l'ausilio di un filtro h-alpha che ne isola le frequenze di emissione evidenziando le strutture dell'oggetto che voglio riprendere senza dare una mia interpretazione personale sulle sue colorazioni. Cerco di essere (riprendendo in monocromia) il più imparziale possibile offrendo l'opportunità a chi osserva, tramite l'immaginazione e la curiosità, di documentarsi o semplicemente di fantasticare sul "reale" colore di tali oggetti. L'intento dei miei lavori però è quello di fare un omaggio all'uomo e alla sua essenza, un omaggio all'essere che rende reale il mondo che lo circonda prendendo coscienza dell’esistenza del mondo stesso......il tempo esisterebbe ugualmente se non ci fosse nessuno a contare? L'uomo non è solo razionalità ma anche irrazionalità, emozione, istinto e come meglio rappresentarle se non con dei colori intensi e l'atto gestuale della pittura? Qui è nata l'idea dell'astrodripping o meglio dell'action painting utilizzando le mie astrofotografie come tele. Nei miei lavori il soggetto viene ripetuto in serie per dare enfasi ad esso ma contestualmente la ripetizione porta alla negazione dello stesso o meglio alla presa di coscienza dell'impossibilità reale dell'uomo ( almeno per la tecnologia di cui dispone ora ) di interagire con questi oggetti lontani da lui anni luce. Proprio poiché la natura umana è centrale nei miei lavori mi piaceva l'idea che l'osservatore potesse intravedersi all'interno dell'opera, ho sfruttato quindi le proprietà di alta riflessione di un materiale utilizzato nella creazione di filtri per l'osservazione solare in luce bianca: il Mylar.

L'osservatore, avvicinandosi magari per osservare come i colori hanno interagito fra loro, ritroverà la propria immagine riflessa nell'opera stessa entrando a farne parte. La riflessione è volutamente poco definita, avrei ad esempio potuto utilizzare uno specchio, in quel caso l’immagine restituita sarebbe stata perfetta ma la perfezione non è nell'uomo, mi piaceva sfruttare invece le caratteristiche di "riflessione confusa " che trovo più affine all'uomo stesso.

8 giugno/8 luglio
Casa Museo Spazio Tadini
Via Jommelli 24 – Tel. 02.26110481
mercoledì-sabato/from Wednesday to Saturday 15.30-19.30 – domenica/Sunday 15-18.30

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