Con "Glow" il wrestling è donna e femminista

Con Glow il wrestling è donna e femminista
14 Giugno Giu 2018 6 giorni fa

Body attillati, capelli cotonati e paillettes coloratissime. Mentre l'America del politicamente corretto nega il bikini a Miss America, ci pensa Netflix a mettere in risalto il corpo e il talento femminili. E il gigante dello streaming mondiale fa ancora centro con Glow (dal 29 giugno), serie tv alla seconda stagione, il cui acronimo è «Gorgeous Lady of Wrestling», vale a dire: «affascinante signora del Wrestling». Già, uno sport fin qui maschile, dove contano i muscoli e la morsa del bicipite, ma in epoca di #MeToo arrivano le signore a farsi valere sul ring. La protagonista di Glow, interpretata da Alison Brie (era la moglie di Pete Campbell nella serie tv Mad Men), è Ruth, attrice che non riesce a emergere e trova nel wrestling la sua seconda occasione. «È stata un'esperienza davvero soddisfacente. La cosa migliore a cui abbia mai lavorato, davvero cool ed emancipata», dice del suo personaggio Alison, che si è divertita a girare questa serie femminista all'insegna della rivalsa sociale. E che importa se, nella vita vera, l'attrice ha sposato Dave Franco, fratello del più celebre James, che non pare devoto alla causa femminista. Quanto alla sua rivale-sodale, Debbie Egan (Betty Gilpin), si tratta di un'ex-attrice di soap-opera, che ha abbandonato il lavoro per avere un bambino e crearsi la famiglia perfetta. Ma le cose non vanno nel verso sperato e anche per Debbie il wrestling diventa un'ancora di salvezza.

Siamo negli anni Ottanta e a Los Angeles è dura sopravvivere. Soprattutto se a dirigere quattordici donne in cerca di successo nel mondo del wrestling femminile c'è Sam Sylvia (Marc Maron), regista di film di quart'ordine. Continua così la storia iniziata nel primo capitolo e qui le ragazze hanno raggiunto una certa notorietà. «Il mio personaggio è impegnato a convivere con il cambiamento che il successo comporta. Le ragazze del wrestling litigano, ma devono organizzare uno show», spiega Betty Gilpin, vestita da teenager anni Cinquanta. In dieci episodi, di 30 minuti ognuno, si snodano le vicende delle lottatrici in tutina di spandex, studiate ad arte da Jenji Kohan, già creatrice di Orange Is the New Black. E se i cinefili, magari, pensano ai drammi di Mickey Rourke nel film che lo rilanciò, The Wrestler, qui è la leggerezza ad aleggiare.

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