Donne incinte, annegati e morti sui binari: le mani sporche di sangue della Francia

Donne incinte, annegati e morti sui binari: le mani sporche di sangue della Francia
14 Giugno Giu 2018 14 giugno 2018

Oltre diecimila i respingimenti decisi da Parigi da inizio anno. Molti migranti però non si arrendono e tentano via fiume o lungo la ferrovia

Roma I migranti non muoiono soltanto in mare. Il loro cammino spesso si interrompe in modo tragico anche sulla terraferma come tante volte è accaduto lungo il confine tra l'Italia e la Francia, sbarrato dai francesi. La scelta del governo di chiudere le frontiere con l'Italia è costata la vita a tanti ragazzi, almeno 18 le vittime accertate tra il 2017 e il 2018. A Ventimiglia o più su a Bardonecchia dove si arenano le aspirazioni delle migliaia di migranti che vorrebbero entrare in Francia ma vengono bloccati dalla gendarmerie che ha l'ordine dal governo di sbarrare le frontiere: ordine eseguito puntualmente visto che come riportato dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sono stati oltre 10mila i respingimenti eseguiti dai francesi soltanto in questo primo scorcio di anno.

Molti migranti però non si arrendono e tentano il tutto per tutto lungo la ferrovia o camminando a piedi sull'autostrada o ancora più a nord attraverso sentieri di montagna pur non avendo alcuna attrezzatura, rischiando la vita. A monitorare quel confine blindato soltanto qualche organizzazione umanitaria come Rainbow for Africa.

Nel 2017 sono morti così almeno una dozzina di migranti. Annegati nel fiume che attraversa Ventimiglia oppure travolti da un'auto mentre si incamminano a piedi per evitare i controlli. Alcuni trovano una morte tremenda lungo i binari travolti dai treni nella galleria Dogana a poche centinaia di metri dall'agognata meta. Fine ancora più orribile per gli immigrati che trovandosi sul treno per evitare i controlli salgono sul tetto sperando di arrivare a destinazione sani e salvi. Il 14 gennaio di quest'anno soltanto all'arrivo in stazione a Mentone è stato scoperto il cadavere di un uomo carbonizzato sul tetto di un vagone, probabilmente perché per evitare di cadere si era aggrappato al pantografo che trasmette la corrente. E non era il primo: almeno altri cinque prima di lui avevano patito la stessa orribile fine, folgorati dalla corrente. La morte registrata più di recente è quella di una donna nigeriana incinta respinta alla frontiera di Bardonecchia in proprio mentre erano in corso abbondanti nevicate. È un volontario di Rainbow for Africa a raccontare che, presa in consegna dai gendarmi, era stata riaccompagnata ed abbandonata alla stazione di Bardonecchia nonostante fosse evidente che avesse bisogno di cure mediche immediate. Cure che ha ricevuto in Italia. Prima all'ospedale di Rivoli poi al Sant'Anna dove però ha partorito prematuramente il bambino e poi è morta. Bardonecchia è stata teatro il 30 marzo scorso di un'irruzione di agenti francesi nei locali della stazione per eseguire un'ispezione su un migrante. Operazione considerata illegittima dalle autorità italiane.

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