I credenti vivono 4 anni in più degli atei: lo studio

I credenti vivono 4 anni in più degli atei: lo studio
14 Giugno Giu 2018 4 giorni fa

Una ricerca condotta dai ricercatori della Ohio University rivela che le persone credenti vivono in media 4 anni in più rispetto agli atei: astinenza, meditazione e legami sociali sono fattori determinanti

Essere persone credenti aiuta non solo la mente e lo spirito, ma è anche un mezzo per raggiungere una più estesa longevità: in media, le persone religiose vivono 4 anni in più rispetto agli atei. Questo è il risultato di un recente studio portato a termine dalla Ohio University e, dopo un'analisi che ha coinvolto più di 1.500 necrologi provenienti da tutti gli Stati Uniti, è stato notato come gli aspetti che definiscono le nostre vite influiscano sulla lunghezza della vita. Dalla lettura di questi necrologi si evincono affiliazioni religiose e dettagli sul matrimonio, nonché informazioni su attività, hobby e abitudini varie che, nei fatti, influenzano molto la salute.

La ricerca, pubblicata su Psychological Social and Personality Science, ha rivelato che in media le persone il cui necrologio menzionava il loro credo religioso, vivevano 5.64 anni più degli atei. L'aspettativa di vita era ancora più lunga - di 3.82 anni aggiuntivi - nelle persone religiose controllate statisticamente sul fattore matrimonio: le nozze, di conseguenza, potrebbero stimolare la longevità e prevenire le malattie. Dunque, vi è una relazione tra partecipazione religiosa e aspettativa di vita, come ha spiegato Baldwin Way, co-autore dello studio e professore associato di psicologia presso la Ohio State University: "Lo studio fornisce prove convincenti che esiste una relazione tra la partecipazione religiosa e la longevità di una persona."

Come si diceva in precedenza, lo studio ha analizzato più di mille necrologi apparsi su giornali in 42 stati. Ma un'analisi ulteriore di altri 500 necrologi del Registro di Des Moines, un documento in Iowa, ha permesso di capire che l'effetto era addirittura più pronunciato, tanto che la religione viene associata a 6.48 anni di vita in più. Ovviamente, una partecipazione religiosa va spesso accompagnata a un maggiore coinvolgimento ai gruppi sociali: di conseguenza, ciò aiuterebbe a combattere la solitudine e lo stile di vita sedentario, aspetti che sono da sempre nemici di una vita sana. Questa, tuttavia, è solo una piccola parte dell'effetto riscontrato in termini di longevità. Così afferma Laura Wallace, autrice principale dello studio: "Abbiamo scoperto che il volontariato e il coinvolgimento nelle organizzazioni sociali rappresentavano solo un anno meno della spinta alla longevità fornita dall'affiliazione religiosa. C'è ancora molto sul beneficio dell'affiliazione religiosa da spiegare."

Gli studiosi hanno suggerito che l'aspettativa di vita rimanente potrebbe essere il risultato delle abitudini dei credenti, poiché hanno maggiori probabilità di astenersi dall'uso di alcol e droghe, nonché da altri comportamenti che potrebbero influire sull'aspettativa di vita. Infine, il dottor Way ha riferito che si potrebbe trarre beneficio anche da pratiche che riducono lo stress, come la mediatazione, lo yoga o la preghiera.

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