Lanzalone, mr. Wolf del Movimento

Lanzalone, mr. Wolf del Movimento
14 Giugno Giu 2018 14 giugno 2018

Nei verbali paragonato al personaggio da film "che risolve problemi"

Roma - L'ultima volta, Luca Alfredo Lanzalone, l'hanno visto aggirarsi per i corridoi della Camera dei Deputati insieme a Luigi Di Maio, leader del partito più votato d'Italia. Era il 20 marzo, l'avvocato genovese sedeva a capo di Acea, super partecipata del Campidoglio nel campo di acqua ed energia, assiso nel ruolo di nuovo grand commis di Virginia Raggi. L'altro, il capo politico, voleva diventare a tutti i costi Presidente del Consiglio. Ed era sempre Lanzalone, all'ultimo meeting di Cernobbio, a scortare Di Maio nel suo tour tra i «poteri forti».

Ieri lo stratega che aveva condotto in porto l'affare dello stadio della Roma, è finito agli arresti domiciliari. Per la cronaca, l'accusa è quella di corruzione, perché, secondo i pm romani, il consulente della Raggi era «asservito ai Parnasi». Il costruttore in un'intercettazione soprannomina l'avvocato Mister Wolf. Quello del «risolvo problemi». Personaggio elegante e misterioso che in Pulp Fiction di Quentin Tarantino tira fuori da un cruento pasticcio i due protagonisti del film.

La storia, invece, comincia a Genova. Mr. Wolf nasce 49 anni fa nel capoluogo ligure, dopo il liceo scientifico si laurea con lode in Giurisprudenza. Durante gli studi già collaborava con Rinaldo Magnani, ex presidente della Regione Liguria, dominus della gestione del Porto di Genova, socialista inossidabile. E questa, stando a chi lo conosce, è l'unica definizione politica che l'avvocato dà di se stesso: «socialista». Poi c'è stata una tesi di laurea sulla legislazione della bancarotta negli Usa e il perfezionamento degli studi in America. Prima dell'approdo alla corte grillina, Lanzalone ha gravitato a lungo nell'orbita del centrosinistra. Grazie alle amministrazioni del Pd, a Genova e Crema, ottiene le prime consulenze nel campo delle partecipate. Continuando a intrecciare rapporti con la politica, ma sempre in qualità di «tecnico», come lui ci tiene a precisare. Le precisazioni si fanno stizzite quando gli si domanda di Grillo e Casaleggio: «Il primo l'ho conosciuto quando già mi occupavo del dossier stadio, Grillo l'avevo visto una volta sola a teatro», le risposte ricorrenti. Eppure c'è chi lo descrive come molto vicino all'imprenditore figlio del guru defunto. A «raccomandarlo» alla Raggi sarebbe stato Filippo Nogarin, sindaco grillino di Livorno, al servizio del quale ha lavorato per risolvere la grana della partecipata Aamps. Si dice sia stato proprio Lanzalone a far sbarcare a Roma l'assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, che ricopriva lo stesso ruolo nella città toscana.

Un consigliere comunale genovese lo ricorda impegnato a paralre in commissione, a marzo 2017, in merito alla fusione tra la partecipata Amiu e la multiutility Iren, poi finita in un nulla di fatto. A seguire l'operazione, ai tempi della giunta guidata dal dem Marco Doria, è stato proprio Lanzalone. Lo stesso «tecnico» titolare di uno studio legale con sedi a Genova, Milano, Lodi, Miami e New York e collezionista di poltrone nei Cda di cinque società, dalla distribuzione di gas e energia elettrica fino alla trasformazione di acciai. Il Wolf del Campidoglio di sicuro era l'uomo del dialogo con i poteri forti.

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