Nixon, Ford, Reagan, Bush: le altre prime volte

Nixon, Ford, Reagan, Bush: le altre prime volte
14 Giugno Giu 2018 14 giugno 2018

Ping pong con la Cina, stop al Vietnam, crollo del muro di Berlino, fine della guerra fredda

Il pianeta America comanda sul mondo antico di Europa e Asia dalla metà della seconda guerra mondiale e da allora alcuni presidenti si sono guadagnati il passaporto per passare alla Storia. Non per aver vinto guerre, ma per averne chiuse di vecchie ed evitate di nuove. È una specialità in cui primeggiano i repubblicani andando a far pace col nemico, chiudendo il tempo di Giano, dio della guerra, sempre agendo con audacia e facendo inciampare il conformismo di sinistra. L'hanno fatto inoltre a mano armata, sempre imbarazzando il Papa di Roma e seguendo con scrupolo la massima romana si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace, mostrati pronto alla guerra). È quello che ha fatto Trump trasformando per tre mesi la frontiera fra le due Coree in una showroom per i suoi aerei Stealth invisibili, le sue bombe che frantumano la crosta terrestre, i suoi uragani di fuoco.

Le vecchie sinistre europee hanno sempre emesso squittii di livore contro i presidenti di destra repubblicani, tutti con l'impugnatura della Colt ben visibile. Oggi ci chiediamo se Trump si è già guadagnato il «passi» per entrare nella Storia. Lo vedremo presto. Ciò che però sfugge in questo caso è che Trump non ha fatto pace con «il tizio che tira i razzi» per un gioco di società, ma per contenere la Cina del suo «caro amico Xi» abituata a giocare la pedina coreana come sempre ha fatto, mentre non molla sul business miliardario dei copyright trafugati: ci sono più (false) fabbriche Apple intorno a Shanghai che vere a Cupertino. Trump chiude ora sei decenni di minacce di guerra che altri presidenti Bill Clinton e George Bush avevano tentato di cicatrizzare.

Il primo dei nostri tempi è stato Richard «Dick» Nixon, l'uomo incastrato dal gruppo di potere di «gola profonda» con lo scandalo del Watergate e condannato all'infamia: chiuse come poté la disastrosa guerra del Vietnam incautamente aperta dal democratico divo delle sinistre John Fitzgerald Kennedy e poi giocò la carta allora impensabile di aprire alla Cina di Mao. Erano tempi in cui cinesi e sovietici si fronteggiavano sulle due rive del fiume Ussuri e tutti al mondo erano sicuri che i due giganti del comunismo mondiale si sarebbero sbranati a colpi di armi atomiche. Nixon mandò una squadra di giocatori di ping pong a giocare a Pechino. Cadde la Grande Muraglia e la bandiera a stelle e strisce tornò a garrire sull'ambasciata Pechino, alla faccia dei sovietici che cominciarono a vacillare. La caduta di Nixon (che poi diventò il tutor segreto del giovane Clinton e scrisse di trovare abominevole e pericolosa quella moglie) ebbe come conseguenza l'arrivo alla Casa Bianca del moderato repubblicano Gerald Ford, presidente per caso, che aprì a Mosca costringendo il minaccioso ministro Gromiko agli accordi di Helsinki che furono la prima botta all'arsenale di guerra del Cremlino. Il caso di Ronald Reagan è ben noto: «Mister Gorbaciov, butti giù quel muro!». E Gorbaciov accettò il consiglio: si presentò a Bonn, capitale della Repubblica federale, e annunciò che sarebbe andato a Berlino per dare inizio alla demolizione, ma i giovani berlinesi lo precedettero usando il piccone e le nude mani. Reagan, come oggi Trump, era stato linciato dalle sinistre mondiali perché guerrafondaio, imperialista, cattivo amerikano. La guerra fredda finì quando l'America mostrò la sua showroom spaziale, le famose e mai realizzate attrezzature per le «guerre stellari», consigliando al comunismo sovietico di suicidarsi, sia pure in modo assistito. Provvide a questa incombenza il presidente russo Boris Eltsin che sciolse l'Unione Sovietica e prese a cannonate il Parlamento in cui i comunisti golpisti si erano asserragliati. Certo, fra i presidenti democratici che hanno fatto un passo storico verso un antico nemico va ricordato Barack Obama che sbarcò all'Avana dove promosse il castrismo riconoscendolo più o meno patrimonio dell'umanità, con manifesta soddisfazione di papa Francesco che era stato parte attiva nella nobile operazione grazie alla quale i poveri cubani restarono e restano prigionieri della stessa dittatura comunista di prima, ma con la gioia di veder prosperare le agenzie di viaggio Usa.

Il bel Clinton, il più facondo presidente Usa e il più remunerato come conferenziere, essendo democratico non portò la pace attraverso le armi, ma la guerra attraverso i bombardamenti su Belgrado dalle basi italiane, governo del pacifista Massino D'Alema. Quanto agli altri americani armati e pacifisti si possono ricordare sia George Bush padre sia George Bush figlio con cui Silvio Berlusconi in compagnia di Putin chiuse formalmente la guerra fredda a Pratica di Mare. La chiave per il paradiso dei protettori armati della pace attende adesso il cinquantesimo presidente dall'ardito riporto e come sempre si assiste a un linciaggio preventivo. Ma va ricordato il contesto in cui si svolge la storica rappacificazione di Singapore che non è tutta Walt Disney come sembra: il convitato di pietra cinese è impegnato nella più pericolosa partita a scacchi di tutti i tempi e sul cui esito finale nessuno scommette.

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