Preso l'untore dell'Hiv: sono a rischio 228 donne

Preso l'untore dell'Hiv: sono a rischio 228 donne
14 Giugno Giu 2018 14 giugno 2018

L'uomo è un autotrasportatore: sapeva di avere il virus, per 11 anni non ha usato precauzioni

Non è un untore, ma un vero e proprio mostro. In undici anni ha contagiato circa 228 vittime sapendo perfettamente di avere l'Aids. Ancora sta vivendo l'ombra di un incubo senza fine, che si allunga a tutta la penisola.

Martedì gli uomini dello Sco e dalla squadra mobile marchigiana, diretti da Carlo Pinto e coordinati dalla Procura, hanno arrestato Claudio Pinti, un autotrasportatore di 35 anni, con l'accusa di lesioni dolose gravissime nei confronti della sua partner. È stata proprio lei a denunciarlo, quando ha scoperto di aver contratto il virus dell'Hiv e aver accertato che l'uomo, che diceva di amarla sopra ogni cosa, sapeva di esser malato ma non le aveva mai detto nulla e non usava precauzioni di alcun tipo. Non solo. Il lavoro di Pinti lo portava a viaggiare in tutta Italia e in questo arco di tempo ha avuto rapporti sessuali non protetti con una lunga lista di donne, che ha frequentato occasionalmente dopo averle contattate su chat e social.

La sua fidanzata ha raccontato agli investigatori di aver conosciuto il trentacinquenne a fine anno, ad una cena di amici comuni, e di averlo iniziato a frequentare assiduamente da febbraio. Il mese scorso la giovane ha cominciato a non star bene. Era spesso stanca, affaticata. Così, insospettita da dicerie che giravano in città sullo stato di salute del partner, si è sottoposta ad accertamenti clinici dettagliati presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale regionale di Torrette.

Gli esiti degli esami effettuati non hanno lasciato spazio ad incertezze: la paziente era stata contagiata recentemente dall'Hiv. A quel punto la donna si è rivolta alla polizia, che ha svelato la più dura delle verità: Pinti era affetto da Aids da almeno 11 anni. «Le indagini - hanno spiegato i poliziotti - hanno inoltre accertato la sua malafede e il cinismo, in quanto l'uomo era consapevole del suo stato di salute, quindi responsabile a titolo di dolo per non aver adottato le necessarie precauzioni per evitare il contagio alla o alle vittima». Martedì pomeriggio gli investigatori lo hanno raggiunto nella sua abitazione di Ancona e hanno fatto scattare le manette ai suoi polsi, portandolo nel carcere di Montacuto. Ma anche in questa occasione ha negato di essere malato. Nella sua abitazione sono stati sequestrati computer, tablet, telefonini e altri supporti informatici utili al proseguimento delle indagini e a tracciare la rete delle sue frequentazioni e chat. La gravità del caso ha spinto la polizia a diffondere le foto dell'untore e a lanciare un appello alle donne. «Per esigenze investigative - si legge in una nota della questura - e per il rilevante interesse pubblico che potrebbe riguardare eventuali altre vittime di reato, la mobile di Ancona sta cercando di contattare coloro che abbiano eventualmente avuto incontri sessuali con il Pinti. Chiunque fosse in possesso di notizie utili è pregato di contattare con urgenza personale della Polizia negli orari mattina o pomeriggio al numero 0712288595».

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