Roma, professore pestato dal padre di uno studente bocciato

Roma, professore pestato dal padre di uno studente bocciato
14 Giugno Giu 2018 6 giorni fa

Il giovane insegnante, ventiquattrenne, è stato brutalmente aggredito dal genitore di uno studente a cui stava comunicando la bocciatura del figlio; l’uomo ha anche tentato di strangolarlo

Roma, ennesimo atto di violenza commesso ai danni di un insegnante, che comunica ad un genitore la bocciatura del figlio a causa del cattivo rendimento scolastico.

L’ultimo episodio in ordine cronologico è avvenuto ieri pomeriggio nell’Istituto Tecnico Industriale di via Teano (Roma), alla periferia della città, mentre si stavano svolgendo gli scrutini. Stando a quanto riferito da una coordinatrice dell’istituto, i genitori del ragazzo in questione erano già stati più volte informati nel corso dell’anno dell’andamento scolastico negativo del figlio.

Tuttavia al momento della comunicazione ufficiale della bocciatura imminente è scattato il raptus da parte dei genitori: entrambi hanno infatti iniziato a scagliarsi contro i presenti, insultando pesantemente sia gli insegnanti che il preside. La situazione si è inasprita ulteriormente quando il padre dello studente si è avventato contro il dirigente scolastico, prontamente difeso da un giovane insegnante, di soli 24 anni, alla prima esperienza lavorativa. Nel tentativo di proteggere il collega, il professore ha ricevuto un pugno in pieno volto, che lo ha scaraventato a terra. L’aggressore, non ancora pago, ha continuato ad infierire sulla sua vittima con calci e pugni, fino a portargli le mani al collo nel chiaro tentativo di strangolarlo.

La situazione è stata riportata con fatica sui binari della normalità, mentre per il professore aggredito è stato necessario il ricovero in ospedale: per lui un trauma cranico, un trauma alla schiena, un principio di soffocamento e tanta paura.

Le aggressioni ai danni di docenti continuano a moltiplicarsi, e sembrano lontani i tempi in cui si rispettavano le istituzioni scolastiche ed i nostri genitori ci educavano a farlo…troppo lontani.

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