Un'inchiesta li seppellirà

Un'inchiesta li seppellirà
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21 Giugno Giu 2018 21 giugno 2018

Sono stato e sono con Italia nostra il più determinato oppositore dello Stadio a Roma. E mi rendo conto della forza dei luoghi comuni, quando leggo, dalle intercettazioni: «Lo stadio è uno schifo, ma si farà». E così sarebbe stato, se un altro inatteso luogo comune non avesse preso il sopravvento: «Non è cambiato niente, sono tutti corrotti».

Questo secondo è espressione di un compiaciuto fatalismo che investe la politica, e che travolgerà i Cinque stelle, come è accaduto al Partito socialista e anche alla Lega di Bossi. Nel popolo c'è giustizialismo e rassegnazione. E la risposta sarebbe nel fare cose giuste e intelligenti, e nell'evitare altre norme moraleggianti, quali annuncia il ministro Bonafede, che servono soltanto a dare strumenti a magistrati esaltati. Se ne è accorto l'assessore Luca Montuori che, costernato dalla insensatezza delle indagini, afferma: «Tra poco diventerà un reato parlare alla moglie. Ce ne resteremo chiusi nella solitudine delle nostre case».

D'altra parte, cosa dire della corruzione nella posologia dei biglietti omaggio? Nel loro delirio, scrivono gli investigatori, «Parnasi precisa che solo le richieste di biglietti effettuate da persone che potrebbero essere funzionali al raggiungimento dell'obiettivo della costruzione dello stadio sono da soddisfare». E, con questo straordinario «traffico di influenze», inventato da legislatori malati, negano (lungimiranti!) i biglietti a Salvini («che non serve») e li danno a tale Claudio Santini, definito «superconsulente del ministro dei Beni culturali», scaduto e completamente inutile. Se questa è l'inchiesta!

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