Chi sopraintende senza sopraintendere

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23 Giugno Giu 2018 23 giugno 2018

Da non credere. Se ne accorge ora, che è indagato per aver favorito l'archiviazione della proposta di vincolo architettonico sull'ippodromo di Tor di Valle, l'architetto Francesco Prosperetti. Il caso del villino barbaramente distrutto per consentire la variazione urbanistica che oggi gli appare uno scandalo. L'orrore che lui stesso denuncia è conseguenza della sua indisponibilità a porre il vincolo sul villino. Appare quasi profetica la registrazione dell'intercettazione in cui io urlo contro di lui, che beatamente si rifiuta di vincolare la Villa che sarà abbattuta: «Falla buttare giù e ti farò diventare un criminale di Stato: quel progetto fa schifo». Toh, è quello che afferma lo stesso Prosperetti su Il giornale dell'arte: «Il caso della villa californiana che si sta costruendo sulle macerie del villino liberty in via Ticino è uno scandalo. Dobbiamo aiutare gli architetti a limitare la progettazione entro parametri precisi rispetto al luogo». Bastava che mi ascoltasse, e invece si mette nei guai da solo affermando: «È come lo stadio della Roma, non puoi mettere i vincoli quando il procedimento è iniziato, perché crei una situazione di danno rispetto ai presupposti giuridici». Il soprintendente deve custodire la memoria, deve «vincolare» le cose dell'uomo allo spirito di un'epoca, non deve agevolare processi per il futuro. Deve conservare e consigliare. Non servire. Non favorire. La sua dimensione è la Storia. Non ci siamo, Prosperetti.

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