Nella piccola San Marino un museo di grande arte

Nella piccola San Marino un museo di grande arte
6 Luglio Lug 2018 06 luglio 2018

Apre la Galleria nazionale dedicata al '900 italiano: opere di Guttuso, Mari, Vedova, Jodice nelle solenni Logge

San Marino - Le architetture antiche, il monte Titano, che è alto 750 metri ma sarebbe ingeneroso, per la bellezza della vista, chiamarlo collina, le tre torri dell'XI secolo, il centro storico medievale con le viuzze acciottolate e i negozietti turistici (molti di armi vietate in Italia, la Serenissima Repubblica è neutrale ma crede nella difesa personale del cittadino) e una fortissima identità fondata sull'autonomia e l'autogoverno, distante venti chilometri da Rimini e millesettecento anni dall'inizio della propria indipendenza. L'italianissima città di San Marino - così democratica che i presidenti della Repubblica sono due e si chiamano «Eccellentissimi Capitani Reggenti» - è fin troppe cose per restare comoda dentro i suoi 61 kmq per 33mila abitanti. Eppure, c'è spazio ancora per qualcosa di unico. Come la Galleria nazionale di San Marino, ovvero il nuovo museo d'arte moderna e contemporanea dedicato al '900 italiano, che apre domani.

Benvenuti dentro le Logge dei Volontari, un solenne edificio della più bella architettura del Ventennio, realizzato negli anni Trenta dall'ingegner Gino Zani e oggi recuperato con un elegante progetto ad usum museo dal nipote, architetto e omonimo. Dentro le mura della cittadella, affacciato sulla vallata, è già il simbolo del nuovo corso culturale sanmarinese. «La Galleria nazionale valorizza la nostra straordinaria tradizione artistica e vogliamo diventi un punto di passaggio in cui il turista occasionale si trasformi in un visitatore curioso»: sono gli obiettivi di Marco Podeschi, il Segretario di Stato per l'istruzione e la cultura, che equivale al nostro ministro per i Beni culturali, che ieri ha aperto alla stampa le porte della Galleria, una splendida operazione da 3,5 milioni di euro: «Ma investire in cultura significa investire nel futuro».

E il futuro è valorizzare l'unicità di un patrimonio artistico così imponente e così contemporaneo per la Repubblica più antica e più piccola del mondo. Del resto, da San Marino sono passate mostre storiche, qui hanno lavorato grandi curatori e critici d'arte, da Giulio Carlo Argan a Palma Bucarelli, è stata sede di sperimentali Biennali d'arte fra il 1956 e il 1967, qui Enzo Cucchi è stato chiamato a dipingere nell'88 la sua personalissima Scala Santa dentro l'ex monastero di Santa Chiara (è accanto al museo, prosecuzione del percorso espositivo), e qui esplose - one shot, nel 1991 l'evento di arte pubblica Provoc'arte curato da Roberto Daolio, di cui ancora si può (intra)vedere, causa infiltrazioni d'acqua che degradano l'opera, il graffito Catttelan, con tre T crociate, lasciato da un giovanissimo Maurizio Cattelan sulla parete dell'ex galleria ferroviaria «il Montale» che collegava la città di San Marino a Rimini...

Eccoli, tutti i collegamenti fra il micro Stato secolare e la grande arte del nostro secondo '900. Una collezione di mille opere, concentrate soprattutto fra gli anni '50 e '90, di cui la Galleria - con un progetto realizzato insieme al museo Maga di Gallarate e curato da Emma Zanella e Alessandro Castiglioni espone una preziosa selezione: nelle tre grandi «sale aperte» delle Logge dei Volontari corrono i principali percorsi tematici del museo: «Realtà e astrazione», con il realismo sociale della bellissima La resa (1945) di Renato Guttuso, l'astrattismo di Emilio Vedova con la maestosa Foresta vergine (1954), e poi Renato Birolli, Corrado Cagli, Achille Perilli e la sanmarinese - amica e collega «informale» di Vedova - Marina Busignani Reffi... Ecco «I linguaggi sperimentali», fra i quali spiccano un progetto fotografico di Mimmo Jodice dedicato nel 1990 a una magica Città di San Marino notturna e una serie di disegni «teatrali» di Giuseppe Spagnulo. E infine «Un nuovo classicismo», dalla Transavanguardia di Sandro Chia e Enzo Cucchi al citazionismo di Luigi Ontani. È qui che si colloca l'opera più imponente e importante: l'installazione di 5 metri per 3,5 (con 23 pezzi in diversi materiali) realizzata da Enzo Mari per la Biennale di Venezia del 1986 dedicata al rapporto tra Arte e Scienza: il Dialogo tra Fidia, Galileo, Duchamp, i sette nani e l'Idiota. È un palcoscenico teatrale in cui tra parodia irriverente e sensibilità filosofica, attraverso grandi pannelli-fumetto, si fanno parlare Fidia (l'idea del Sacro), Galileo (che spiega la Natura), Duchamp (che col suo orinatoio perora il «concetto»), sette nanetti da giardino (sono la cultura di massa) e l'Idiota (un tronco d'albero avvolto da una bandiera rossa che dà voce al «buonsenso» comunista)... Ma quante meraviglie ci stanno in una piccola Repubblica delle Belle arti, così riservata e così titanica?

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