Fernanda Wittgens, una vita dedicata a Brera e alla storia dell'arte

Fernanda Wittgens, una vita dedicata a Brera e alla storia dell'arte
11 Luglio Lug 2018 11 luglio 2018

A 61 anni dalla morte della sovrintendente che rilanciò la Pinacoteca dopo la guerra

Chi è stata Fernanda Wittgens e perché si parla di lei? La memoria di una città è anche ricordare le persone che quella città hanno fatto grande. E Fernanda Wittgens (1903-1957) ha fatto grande la Pinacoteca di Brera, restituendola a Milano nel 1950, quando le ferite della guerra erano ancora aperte. Wittgens, storica d'arte, direttrice della Pinacoteca e soprintendente, contribuì in modo fondamentale a collocare una delle nostre massime istituzioni artistiche negli scambi culturali con il mondo intero. Così il sindaco Andrea Greppi la descrisse nell'estate del 1945.

Fernanda era appena tornata al suo posto, il Palazzo di Brera, sventrato dai bombardamenti alleati. «Mi vidi davanti una donna diversa da tutte le altre. Un erudito classicheggiante avrebbe immaginato in lei Pallade-Athena: io pensai alla Walkiria. Il nome me lo ripetè lei, allungandomi la mano: sono Fernanda Wittgens».

E proprio così, Sono Fernanda Wittgens, s'intitola il libro di Giovanna Ginex, edito da Skira, che sarà presentato oggi alle 17.30 a Brera, nella sala della Passione. Con l'autrice interverranno il direttore della Pinacoteca e della Braidense James Bradburne («senza di lui il libro non sarebbe nato», ha detto Ginex), Aldo Bassetti, Matteo Ceriana, Laura Mattioli. Un volume (sottotitolo «Una vita per Brera») e un incontro che riportano all'attenzione, in un mondo del tutto cambiato, l'operato di una donna che pagò con il carcere la sua opposizione al regime fascista. «Fernanda era una figura di grandissimo peso culturale - commenta l'autrice Giovanna Ginex, storica dell'arte e curatrice indipendente -. Entrò a Brera nel 1928, come operaia avventizia, dopo la laurea con Paolo D'Ancona, il docente che le fece conoscere il direttore della Pinacoteca, Ettore Modigliani».

Fernanda non si risparmia, non resta nel recinto dell'operaio avventizio. Comincia l'attività sul territorio, non solo a Brera, con particolare attenzione al consolidamento degli affreschi. Modigliani, che era antifascista, oltre che ebreo, nel 1935 viene messo da parte e nel 1938, con le leggi razziali, mandato al confino. «Wittgens - continua Ginex - diventa direttrice nel 1940. Scoppiata la guerra, si adopera per salvare le opere d'arte messe in pericolo, non solo quelle di Brera. E clandestinamente aiuta gli ebrei perseguitati a mettersi in salvo, attività che le è stata riconosciuta di recente e nel 2014 le ha fatto avere un cippo al Giardino dei Giusti. Nel luglio del '44, in seguito alla delazione di un tedesco che lei aveva aiutato, Fernanda finisce nel terribile carcere di San Donnino, a Como. Poi a San Vittore, dove rischia vent'anni di carcere. Fu liberata subito dopo il 25 aprile 1945 e poté finalmente rimettersi al lavoro».

Wittgens contribuì non solo alla rinascita di Brera, ma anche a quella del Cenacolo Vinciano, danneggiato dai bombardamenti, e all'acquisto della Pietà Rondanini di Michelangelo, contesa tra Roma e Milano, oggi al Castello. Riuscì a trovare fondi e si dedicò con tenacia, che neppure il carcere aveva smussato, a far tornare grandi due simboli di Milano, come altri avevano fatto per la Scala, risorta dalle macerie: la città tutta aveva riscoperto uno spirito civile invincibile.

«Fernanda, che come fari ebbe Ettore Modigliani, Paolo D'Ancona e Roberto Longhi, come ricorda Erica Bernardi nel suo intervento per il libro, fu tra le prime a parlare di museo vivente e a dare spazio all'aspetto didattico nel museo. Oggi sembra la norma, ma nel Dopoguerra non era era così».

Fernanda Wittgens morì giovane, a soli 54 anni. Venne salutata da migliaia di persone nella camera ardente allestita nella sua vera casa: la Pinacoteca di Brera. Il libro ne racconta la storia, anche con lettere e fotografie: molte, e belle, che provengono da importanti archivi. All'incontro ci sarà anche Laura Mattioli, figlia del collezionista d'arte Gianni Mattioli (soltanto omonimo di Raffaele della Banca Commerciale), che era molto vicino a Fernanda e da lei fu aiutato. La collezione Mattioli, e lo annuncerà la figlia stasera, sarà depositata a Brera.

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