Serie tv da recuperare: Crisis in Six Scenes di Woody Allen

Serie tv da recuperare: Crisis in Six Scenes di Woody Allen
11 Luglio Lug 2018 11 luglio 2018

I lavori di Woody Allen si prestano bene a più visioni, Crisis in Six Scenes ne merita una seconda

Durante il Festival di Cannes del 2016, Woody Allen, con il suo solito piglio, disse che la prima esperienza di una serie tv con Crisis in Six Scenes era stata un disastro, che al pubblico non sarebbe piaciuta e che aveva accettato solo per i soldi offerti da Amazon; in altre parole, per citare il titolo di uno dei primi film che lo ha visto protagonista: Prendi i soldi e scappa.

Crisis in Six Scenes è una serie tv del 2016, prodotta da Amazon, ideata, diretta e interpretata da Woody Allen che, a distanza di due anni, merita di essere rivista. Ovviamente il presupposto di partenza è che vi piaccia Woody Allen e il suo stile. I suoi lavori rientrano in quella categoria di film che si prestano a molteplici visioni, accrescendo sempre di più il loro fascino.

Crisis in Six Scenes non sarà il migliore dei risultati per Allen, ma nemmeno il peggiore e questo nonostante le parole del regista, come sempre apocalittiche. Una seconda visione è agevolata dal fatto che questa serie è di soli sei episodi, da 20 minuti ciascuno, è scorrevole e nel complesso dura quanto un film, anche se tra i più lunghi di quelli firmati dal regista newyorkese.

La storia di base che ci racconta Woody Allen in Crisis in Six Scenes non è il pezzo forte della serie, ma non è di certo questo il motivo per cui deve essere (ri)vista. In breve: siamo negli anni ‘60, una coppia in là con gli anni si ritrova ad ospitare in casa una sovversiva ricercata dalla polizia, cioè Miley Cyrus nei panni di Lannie. Woody interpreta Sidney Musinger, uno scrittore che tra i suoi progetti ha una serie tv (guarda caso) ma che alla fine scende a compromessi e lavora per la pubblicità con quelli di Madison Avenue. In molti hanno criticato la serie proprio perché non riesce a rappresentare bene il periodo, con le sommosse degli anni '60 o il tono patinato di Mad Men. Probabilmente questo non interessava nemmeno al regista.

Quello che è stato chiesto a Woody Allen, e che ha efficacemente fatto, è stato riportare sullo schermo quello per cui molti lo amano: dialoghi colti e pungenti, con riferimenti alla letteratura (come "A sangue freddo" di Truman Capote nel primo episodio) ed alla politica (Fidel Castro e Mao). Inoltre, era dal 2013 che non recitava e vederlo in prima persona partecipe di quei dialoghi da lui pensati è decisamente altra cosa rispetto ad un’interpretazione di terzi.

Se si è dei fan di Woody Allen, Crisis in Six Scenes è un’occasione da non perdere per vedere il proprio beniamino all’opera. E se dopo la prima visione non si è convinti della bontà del progetto, una seconda per riassaporare l’arguzia di uno dei più prolifici registi-sceneggiatori-attori della nostra epoca potrebbe far cambiare idea.

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