Telecom paga in Borsa gli scontri tra azionisti

Telecom paga in Borsa gli scontri tra azionisti
11 Luglio Lug 2018 10 giorni fa

Dall'arrivo di Elliott quotazioni giù del 20%. Cdp sotto di 150 milioni. Per Ubs cda troppo instabile

Telecom scende in Borsa del 2,4% a 0,64 euro per azione. Valore inferiore agli 0,68 euro di febbraio, prima della scalata del fondo Usa Elliott. La debacle porta in decisa perdita i suoi azionisti di riferimento, ossia Vivendi che ha il 23,9%, Elliott con circa l'8% e Cdp che ha il 5% circa.

Al centro del ribasso i report negativi di due banche d'affari Ubs e Credit Suisse, che hanno tagliato stime e giudizio sul titolo. Insomma la cura Elliott, che ha in mano la governance della società, non ha prodotto gli effetti sperati. Anzi qualcuno sospetta che il fondo Usa avrebbe già venduto parte della quota. Circostanza che però non risulta a fonti vicine a Elliott. Quanto a Cdp - dal momento dell'acquisto dei titoli fatto per entrare in Telecom al fianco di Elliott in assemblea - la minusvalenza è pari a 150 milioni, circa il 20 per cento.

Poco se si pensa, invece, agli oltre 2 miliardi che pesano sul bilancio di Vivendi, che scalpita per riprendere la governance della società. Insomma i due azionisti, nonostante l'ad confermato da entrambi, Amos Genish, non vanno d'accordo, come registra anche Ubs che scrive sul suo report una frase attribuita a Tito Livio «mentre a Roma si delibera, Sagunto viene espugnata». Ovvero: i litigi in casa possono fare molto male. Per Ubs, che ha portato Telecom da «neutral» a «sell» (vendere), i contrasti fra i due maggiori azionisti, minano il lavoro del board.

«Il cda e i manager - dice Ubs - potrebbero mancare della necessaria stabilità e di una prospettiva a lungo termine per reagire alle minacce competitive di Iliad e di Open Fiber, così come ad altri cambiamenti strutturali, quali l'erosione della posizione di vantaggio ereditata dal passato». Da qui il rischio di ribasso dei ricavi fra 0,7 e 2,1 miliardi in cinque anni. Per Ubs la concorrenza con Open Fiber rischia di far perdere all'ex-monopolista ricavi wholesale (all'ingrosso) per 0,3 miliardi entro il 2022 e le basse tariffe di Iliad faranno decrescere quelle di Telecom sul mobile, che così alla fine peseranno sui conti. Quanto all'altro report di Credit Suisse, lascia invariato il rating (neutral) ma rivede al ribasso il target price che scende da 0,85 a 0,70 euro. La banca svizzera sottolinea che l'idea di Elliott di vendere la rete Telecom non ha avuto successo anche se potrebbe essere ripresa in futuro dato che il problema della separazione della medesima resta. Credit Suisse si aspetta ricavi in discesa a 19,2 miliardi nel 2018 (erano 20,3 miliardi nel 2017), 18,9 miliardi nel 2019, con un Ebitda che passerebbe da 8,7 miliardi del 2017 a 8,2 miliardi di fine 2018, quindi 8,1 miliardi nel 2019.

Ora gli occhi sono puntati sul cda del 24 luglio per la presentazione dei conti semestrali su cui peserà la tariffazione, che ora è mensile rispetto ai 28 giorni del periodo precedente. E poi c'è anche la multa, da 74 milioni, congelata dal Tar del Lazio ma già accantonata da Telecom.

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