Thailandia, l'allenatore ora rischia il processo

Thailandia, l'allenatore ora rischia il processo
11 Luglio Lug 2018 10 giorni fa

Rischia il processo l'allenatore dei baby calciatori thailandesi

Processo possibile per l'allenatore dei 12 ragazzi intrappolati nella grotta in Thailandia.

Sono stati tutti salvatitra domenica e lunedì, dalla grotta di Tham Luang e resteranno in quarantena almeno una settimana solo per accertamenti. Solo un ragazzino presenta lievi sintomi di polmonite.

L’unica anomalia riscontrata in tutti i soggetti è il tasso di globuli bianchi più alto della norma. Al momento sono ricoverati all’ospedale Prachanukroh di Chiang Rai.

Durante questa odissea hanno perso in media 2 chili a testa ma le loro condizioni non sono preoccupanti. I piccoli calciatori sono riusciti a mantenere i nervi saldi durante tutta la loro avventura durata 18 giorni.

Sono sempre stati lucidi e hanno seguito alla perfezione le indicazioni dei soccorritori.

Anche il loro allenatore, Ekkapol Chanthawong, chiamato dai ragazzi “Coach Aek”, è uscito sano e salvo da questa esperienza ma, a preoccuparlo ora, è il processo a cui probabilmente andrà incontro. Sembra infatti non avesse il permesso per portare la sua squadra all’interno della grotta.

Il processo online è cominciato quasi subito, in quanto ritenuto responsabile della disgrazia che stavano vivendo i giovani calciatori. Duri i commenti nei confronti del coach che sono arrivati da Facebook, descrivendolo come irresponsabile.

Aek, 25 anni, è stato l’ultimo a vedere la luce, assicurandosi, prima di uscire dalla grotta, che tutti i suoi “Cinghiali” fossero salvi. Li ha protetti e aiutati come un padre, lui che è orfano di entrambi i genitori fin da piccolo.

Sua zia, Upon Sriwichai, in attesa del salvataggio, ha raccontato a The Australian di come il giovane sia diventato forte fisicamente e psicologicamente dopo la sua esperienza buddista all’interno di un monastero. Si era detta certa che il suo ragazzo sarebbe riuscito a infondere tranquillità e serenità anche agli altri.

Durante le due settimane trascorse sottoterra, è infatti riuscito a insegnare ai baby calciatori le tecniche buddiste di rilassamento, imparate nel monastero . I soccorritori che lo hanno salvato dicono inoltre che è molto debilitato, perché ha rinunciato spesso alla sua porzione di cibo per darla agli altri componenti della squadra.

Il capo della Polizia di Mae Sai ha detto di non escludere la possibilità che la vicenda possa avere conseguenze legali nei confronti di Aek. Il suo avvocato però crede si risolverà tutto ed esclude un processo perché “la legge tiene conto dell’intenzionalità, che in questo caso non c’è: quando sono entrati nella grotta ancora non pioveva”.

L’incubo per i 13 ragazzi è comunque finito, ora si spera solo possano dimenticare questa brutta avventura.

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