Dani Pedrosa, i numeri della carriera del Piccolo Samurai

Dani Pedrosa, i numeri della carriera del Piccolo Samurai
12 Luglio Lug 2018 3 giorni fa

Numeri e curiosità sulla carriera di uno dei piloti più veloci e sfortunati del panorama della MotoGP che ha annunciato oggi il suo ritiro dalle competizioni a fine stagione

Dani Pedrosa esordisce nel Motomondiale avviene nel 2001 in 125 con Honda, la casa alla quale rimarrà legato per 18 lunghissimi anni e subito centra il titolo di Rookie of the Year alla tenera età di 15 anni. L’anno seguente centra il primo successo ad Assen seguito da quelli di Motegi (Pacifico) e Valencia concludendo al terzo posto la classifica.

Nel 2003 arriva il primo titolo mondiale ma anche il primo serio infortunio per Dani. Nelle prove del GP d’Australia si frattura entrambe le caviglie ed è costretto a saltare gli ultimi due GP della stagione, Australia e Valencia. Nell’inverno 2003, ancora convalescente, annuncia il passaggio in 250 sempre con Honda.

Centra al primo tentativo il mondiale in 250 nel 2004 diventando anche il primo pilota a vincere il titolo in 125 e 250 in due anni consecutivi, record tutt’ora imbattuto. Titolo in 250 che bissa nel 2005 nonostante numerose offerte da top team della MotoGP. Il bilancio a fine stagione recita: 23 vittorie tra 125 e 250 e tre titoli mondiali, gli unici della sua carriera.

Nel 2008 sfoggia il numero 2 di vice campione al posto del suo solito 26. 2 vittorie ed 8 podi nelle prime 9 gare della stagione ma arrivati al Sachsenring il povero Pedrosa cade in staccata sotto l’acqua procurandosi la frattura dell’indice della mano sinistra e la distorsione della caviglia destra saltando quindi i due GP di Germania ed Usa.

Nel 2010 chiude al secondo posto in campionato dietro a Lorenzo pur saltando 3 gare per l’immancabile infortunio quando era lanciatissimo verso il titolo. Sorte che gli tocca anche nel 2011, altre 3 gare saltate per infortunio. Nel 2012 sfiora ancora il titolo mondiale ma negli anni successivi chiude sempre tra i top 5 senza però riuscire a capitalizzare il potenziale suo e della moto. Nel 2016 invece chiude 6° dopo aver saltato le gare finali della stagione per l’ennesimo infortunio.

Sfortuna e fratture hanno accompagnato la carriera in MotoGP di Dani Pedrosa che per un verso o per l’altro non è mai riuscito ad arrivare all’obiettivo finale, il titolo mondiale nella classe regina sfuggitogli più volte a causa di infortuni, sfortune e compagni di box veloci che diventano campioni del mondo.

Il povero Dani nel corso dei suoi anni in MotoGP è riuscito a rompersi qualsiasi osso del corpo tra gare e test ma è sempre tornato più forte e determinato di prima. La clavicola destra per esempio se l’è rotta due volte, nel 2011 nel famoso contatto con Simoncelli a Le Mans e nel 2016 a Motegi in quel volo spaventoso nel tratto finale. Si è rotto anche la clavicola sinistra, sempre al Sachsenring, nel 2013. Ha anche sofferto di sindrome compartimentale, operandosi all’avambraccio destro per risolverla e saltando 3 dei primi 4 GP iniziali del 2015.

Nonostante tutte queste fratture e sfortune, Dani in MotoGP ha collezionato 31 vittorie, numero che lo porta ad eguagliare un pilota come Eddie Lawson ed è al pari di una leggenda come Mick Doohan per numero di vittorie complessive nel Motomondiale, 54.

Fino ad oggi, giorno della decisione di appendere il casco al chiodo, il bottino di Dani Pedrosa nel Motomondiale recita: 3 mondiali, 54 vittorie, 153 podi, 49 pole position e 64 giri veloci su 285 gare disputate.

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