Il braccio di ferro e i timori dell'Ue

Il braccio di ferro e i timori dell'Ue
12 Luglio Lug 2018 12 luglio 2018

A Bruxelles si litiga sui soldi. Così il peso di Putin aumenta

Anche al vertice Nato Donald Trump impone il suo marchio di fabbrica: America First. Da Bruxelles, mentre tratta i suoi partner europei, Germania in primis, come tanti scolaretti ricordando loro che devono guadagnarsi la sufficienza aprendo il portafoglio, scrive ostentatamente un tweet ai suoi elettori negli States profondi ricordando loro che «sono qui ma penso sempre ai nostri agricoltori», vittime a suo avviso della protervia commerciale degli alleati d'oltre Atlantico.

In questo gesto simbolico c'è tutto Trump: un presidente in campagna elettorale continua, che parla agli alleati per essere ascoltato dagli americani ai quali ha promesso che il loro Paese penserà come prima cosa ai propri interessi senza guardare più in faccia nessuno, amici inclusi. E quando gli viene chiesto cosa accadrebbe se «l'equa ripartizione degli oneri» non venisse rispettata lui replica sornione: vedrete, non succederà.

Almeno a parole, stando alla dichiarazione finale congiunta, non succederà. E forse a Trump, che anche da controparti toste come Vladimir Putin e Kim Jong-un a oggi di parole si è accontentato, anche per questa volta tanto basterà per far contenti i suoi elettori. Ai quali peraltro sfuggirà che il presidente confonda il concetto di quote alla Nato con quello di spese militari, preferendo apprezzare che Trump, da abile giocatore di poker, sia arrivato a pretendere dagli alleati di arrivare al 4% del Pil per ottenere il sospirato 2%.

A vertice concluso, rimane la sensazione sgradevole di un feeling comune andato smarrito, di una reciproca crescente sfiducia tra le due rive dell'Atlantico che la retorica trumpiana delle «relazioni fantastiche» non riesce a nascondere. Impressiona che Trump riservi toni più concilianti ai competitors come la Russia che ai suoi alleati di settant'anni in Europa, tanto da far sospettare ad alcuni analisti che il presidente più imprevedibile del dopoguerra mediti addirittura una rivoluzione strategica avvicinandosi allo «zar» e concordando con lui un sostanzioso disarmo sul suolo europeo. Questo potrebbe piacere a un certo suo elettorato (meno «spese inutili») ma sconvolgerebbe chi è abituato a contare sulla protezione americana. Un incubo? Un'esagerazione? Forse: ma con Trump tutto è possibile. Intanto il presidente francese Macron domenica coglierà l'occasione della finale del mondiale di calcio per un incontro a quattr'occhi con Putin, un leader il cui solido ruolo suggerisce a molti in questi giorni di prendere la via per Mosca.

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