Nato, Trump sfida l'Europa: "Raddoppiate i contributi"

Nato, Trump sfida l'Europa: Raddoppiate i contributi
12 Luglio Lug 2018 12 luglio 2018

Donald chiede di alzare al 4% le spese per la Difesa Poi l'attacco alla Merkel: «Siete prigionieri di Mosca»

«M i aspettavo che andasse male e a chi me lo chiedeva continuavo a dire che sarebbe andata male, ma vederla andare male è surreale». È una fonte Nato, dietro le quinte del vertice, a sintetizzare il clima che si è respirato ieri a Bruxelles, nonostante le dichiarazioni ufficiali, quel tremendous, straordinarie, usato da Trump per riferirsi alle relazioni con la Germania, con Angela Merkel che ricambia: «Siamo ottimi partner». L'annuale summit dell'Alleanza Atlantica è stato segnato dalle prevedibili e previste stilettate tra i due principali protagonisti. E molto di più. Da una parte Donald Trump, presidente dell'epoca America First e picconatore dell'Europa, dall'altra Angela Merkel, caposquadra della Ue oggi vittima della guerra commerciale made in Usa e in crisi, al suo interno, per le spinte centrifughe dei nazionalismi. In mezzo, il pomo della discordia, la Russia di Vladimir Putin, il leader inviso ai governi europeisti, che Trump incontra lunedì a Helsinki, per la gioia dei sovranisti filo-russi.

The Donald aveva già preparato il terreno e ha aggiunto un altro po' del suo alla polemica sulle spese relative alla Difesa nei confronti degli alleati europei, da giorni accusati di non fare abbastanza, cioè di non rispettare l'impegno (non vincolante) di destinare il 2% del proprio Pil alle spese militari (935 miliardi di dollari in tutto per i 29 membri, di cui i due terzi sborsati dagli Usa). Gli Stati Uniti sono al 3,57% del Pil, mentre la Germania è all'1,24%, la Francia arriva all'1,79%, l'Italia all'1,12%. Trump alza addirittura la posta, dimostrando di voler dividere più che unire, e chiede che dal 2% entro il 2024 si arrivi a 4%. Intanto l'affondo: «La Germania è prigioniera della Russia sull'energia e poi noi dovremmo proteggerla dalla Russia, ce lo spieghi», dice prendendo di mira Berlino. E ancora: «Proteggiamo la Germania, proteggiamo la Francia e proteggiamo tutti questi Paesi dalla Russia e poi questi Paesi vanno a fare accordi sui gasdotti mettendo miliardi di dollari nelle casse della Russia». Il riferimento è a North Stream 2, il progetto di raddoppio delle linee di gas naturale dalla Russia alla Germania, attraverso il Mar Baltico. «Berlino, alla fine avrà quasi il 70% del suo Paese controllato dalla Russia con il gas», insiste Trump. Numeri smentiti dai dati ufficiali del governo tedesco: la Russia fornisce alla Germania il 9% della propria energia. Nel frattempo la Cancelliera sfodera la sua replica piccata: «Ho vissuto personalmente il controllo della Russia sulla Germania (il riferimento è al suo passato nella Ddr, ndr) e sono molto grata del fatto che ora siamo uniti nella libertà nella Repubblica Federale. Motivo per cui possiamo dire - spiega risentita - che adottiamo la nostra politica indipendente e così le nostre decisioni».

Alla fine l'accordo sulle spese militari si trova. Il documento finale del vertice fa un passo verso la richiesta degli Stati Uniti di aumentare gli investimenti al 2% del Pil nazionale di ciascun Paese: «Dobbiamo fare di più e ci saranno nuovi progressi: siamo ancorati all'impegno in materia di investimenti nella difesa presi nel 2014 e renderemo conto ogni anno dei piani nazionali per onorarlo», scrivono i leader. Ma le tensioni di fondo restano fortissime. Perché nel frattempo Trump chiede che si arrivi al 4%, il doppio. «Mi concentrerei sul 2% che è quello che abbiamo concordato», risponde il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Poco prima aveva sottolineato la filosofia diversa dell'Europa su certe questioni: «Quando ero ministro delle Finanze in Norvegia ero molto bravo a tagliare il bilancio per la Difesa. So che ai politici piace spendere per la salute, la scuola, le infrastrutture piuttosto che per la Difesa». Fino a ribadire: «Non è legge di natura che avremo la Nato per sempre. Non è scritto sulla pietra. Serve volontà politica».

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