Washington minaccia altri 200 miliardi di tasse

Washington minaccia altri 200 miliardi di tasse
12 Luglio Lug 2018 8 giorni fa

Ma Pechino potrebbe rispondere vendendo debito Usa e frenando i turisti

Cibo per cani e gatti, sci, biciclette, attrezzatura da golf, guanti da baseball, pneumatici oltre a frutti di mare, verdura, frutta, cereali e tabacco e persino la carta igienica. I nuovi dazi che Donald Trump minaccia di imporre sulle merci importate dalla Cina, per un totale di 200 miliardi di dollari, passano ai beni di consumo quotidiano dopo aver interessato acciaio, alluminio e gli articoli hi-tech. In assenza di un accordo, il D-day per l'entrata in vigore dei nuovi dazi al 10% è fissato per il 30 agosto in piena campagna per le elezioni di Mid-Term americane di novembre che porteranno al rinnovo di parte del Congresso.

Una simile mossa scatenerebbe una escalation nella guerra commerciale tra Washington e Pechino dopo che, venerdì scorso, sono state applicate misure doganali, in entrambe le direzioni per 34 miliardi, che quanto prima potrebbero essere ritoccate al rialzo a 50. «La nuova lista voluta da Trump riguarda la metà dei beni importati dal Celeste Impero negli States, mentre l'ammontare dei dazi previsti equivale, complessivamente, al valore delle esportazioni cinesi negli Usa. Una misura «scioccante» e «assolutamente inaccettabile», l'ha definita una nota del Ministero del Commercio Cinese che ha già promesso ulteriori contromisure. Questa volta, però, la risposta cinese non passerebbe solo da ritorsioni doganali. Le misure di contrattacco di cui si inizia a parlare sul mercato potrebbero infatti spostare i campi di battaglia ad altri livelli: gli esperti ipotizzano tra l'altro l'imposizione di forti limitazioni ai nuovi miliardari cinesi desiderosi di visitare gli States (un settore che da solo vale 115 miliardi ed è in forte crescita); ostacoli alle acquisizioni o fusioni transfrontaliere e infine la strategia forse più temuta, la messa in vendita dei Treasury bond.

Il debito federale americano detenuto a Pechino ammonta infatti a 1,18 trilioni di dollari circa su un totale stimato 20 trilioni. «Le barriere poste all'ingresso dei nostri prodotti dagli altri Stati hanno distrutto il business dei nostri agricoltori», ha cinguettato Trump su Twitter dal vertice Nato per poi aggiungere: «sto combattendo per portare i nostri agricoltori a un altro livello. E vincerò».

Sul mercato, tuttavia, le reazioni all'annuncio dell'escalation in arrivo non sono state positive. Tutti i listini europei hanno chiuso la seduta in ribasso.

Anche l'Opec ha messo in guardia rispetto alle conseguenze che la guerra dei dazi in corso potrebbe avere sul mercato del petrolio, spingendo verso il basso la domanda di greggio. Secondo quanto spiegato dall'organizzazione nel suo report mensile, «se le tensioni sul commercio aumenteranno ulteriormente, e considerate le altre incertezze, questo potrebbe pesare sugli affari e sulla fiducia dei consumatori».

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