Fleet & Mobility

13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

La domanda di auto nuove non va così male come una lettura sommaria dei dati delle immatricolazioni a fine giugno lascerebbe intendere. È vero che il mese ha segnato un calo triplo, ma è dovuto essenzialmente alla minor pressione esercitata dai costruttori, sulla propria rete e sul segmento tattico per eccellenza, il noleggio a breve termine. Il semestre, racconta meglio come stanno andando le cose. Cresce il noleggio a breve, soprattutto quello immatricolato dalle concessionarie. Si mantengono sullo stesso livello dello scorso anno (alto, molto alto) le auto-immatricolazioni (Km-0) e crescono molto i noleggi a lungo, tutte macchine che finiscono indirettamente ai privati, che poi di risulta nelle statistiche ufficiali cedono il 5%. Detto semplicemente, la rete sta scaricando un po' di stock accumulato.

Però sarebbe parziale attribuire tale flessione solo a questo caleidoscopio di canali dove prendere un'auto. Parlando con gli operatori si apprende che, in effetti, molti clienti esitano a entrare nel mercato, perché disorientati dalle notizie, che si susseguono a ritmo settimanale, sulla fine dei motori diesel (e termici). Mettere all'angolo il propulsore che oggi interessa oltre metà della domanda non è cosa da poco.

La colpa viene attribuita agli amministratori delle metropoli, che annunciano divieti e fanno notizia. Ma la responsabilità non è solo loro, anzi. Sono troppi anni che i costruttori parlano e parlano e parlano di un futuro fatto di altri motori, che però non accenna a diventare realtà per una serie ben nota di motivi oggettivi, primo su tutti il fatto che i clienti non sentono il bisogno di questi cambiamenti. Nonostante la gente abbia compreso che non si tratta di alternative attualmente percorribili (e chissà se mai lo saranno), tuttavia il danno è stato fatto. Quale danno? Il dubbio, l'incertezza, l'insicurezza. Questi non stanno comprando gomme da masticare, ma beni costosissimi e soprattutto durevoli. Durevoli: non ci puoi mettere la data di scadenza. Poi, serve a poco tranquillizzare con una frase e ribadire con l'altra che tutto è destinato a cambiare. I costruttori scelgano, se vendere oggi le macchine di oggi, o aspettare di vendere domani le macchine di domani. La moneta con entrambe le facce pare non abbia tanto mercato.

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