La Cassazione trova il razzismo ovunque Vietato dire "andate a casa" agli stranieri

La Cassazione trova il razzismo ovunque Vietato dire andate a casa agli stranieri
13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

Pena aggravata a un italiano accusato di lesioni: tutto per una frase

«Andatevene via, tornatevene a casa». Un ammonimento secco, talora sgarbato, talaltra paternalistico, in taluni casi certamente minaccioso, ma certamente meno ostile di molte altre frasi insultanti. Eppure dotato di un lugubre risvolto razzista qualora sia rivolto a uno straniero. E quindi tale da costituire un aggravante in caso di reato.

Lo ha stabilito quinta sezione penale della Corte di Cassazione, che respingendo il ricorso degli avvocati difensori di un quarantenne italiano accusato di lesioni in concorso nei confronti di alcuni stranieri, ha confermato l'aumento della pena con l'aggravante della finalità di discriminazione razziale a carico dell'uomo, che sarebbe dimostrata proprio dalla frase «andatevene via».

L'aggressione ai danni di alcuni cittadini extracomunitari era avvenuta in un circolo frequentato da stranieri a Gallarate, in provincia di Varese. Durante il blitz, nel corso del quale due stranieri furono feriti, gli aggressori, e in particolare il quarantenne - addosso al quale era stato trovato anche un manganello, che però non è chiaro se sia stato usato nell'aggressione - avrebbero rivolto alle vittime la frase: «Che venite a fare qua, dovete andare via». Parole prive di insulti e di considerazioni denigratorie, ma che secondo gli ermellini assumono senza dubbio la rilevanza di espressioni di odio razziale.

Scrivono infatti i giudici del Palazzaccio: «La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è configurabile in espressioni che rivelino la volontà di discriminare la vittima in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa». L'aggressore aveva chiesto una riduzione della pena in ragione del fatto che le frasi attribuitegli dai testimoni erano generiche e non richiamavano un'inferiorità della razza delle persone offese. Ma secondo la Cassazione la circostanza del razzismo può ricorrere anche nei casi in cui l'espressione non «riconduca alla manifestazione in un pregiudizio nel senso di inferiorità di una determinata razza», ma semplicemente «per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all'esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico e comunque a dar luogo, in futuro o nell'immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori».

Nel caso specifico secondo i giudici della suprema corte «le frasi pronunciate erano ritenute chiaramente espressive della volontà che le persone offese, e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti, lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale». Insomma, invitare qualcuno a tornarsene a casa rappresenta un chiaro modo per esprimere un senso di fastidio e di non accoglienza da parte di chi pronuncia la frase.

Casa, dolce casa. Purché sia quella degli altri.

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