La fake news dell'abolizione: la votò Forza Italia

La fake news dell'abolizione: la votò Forza Italia
13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

La scure fu decisa nel 2011 grazie ai «sì» degli azzurri. Ma i grillini esultano ugualmente

Roma La festa è fuori da Montecitorio. Palloncini gialli e bottiglie di spumante. «Vitalizi addio» intonano in coro gli attivisti grillini che fanno da corona al ministro Riccardo Fraccaro e al vicepremier Luigi Di Maio. Quest'ultimo nella veste di leader politico del Movimento ci tiene a pronunciare qualche frase a effetto in favore di microfoni e telecamere. «Dedichiamo questo taglio alle vittime della legge Fornero. Si tagliano i privilegi per restituire i diritti».

Peccato che l'ex vicepresidente della Camera ignori una verità tanto semplice quanto frustrante per i grillini di governo. I vitalizi, infatti, sono stati aboliti da un altro Ufficio di presidenza. Quello presieduto da Gianfranco Fini e dove il gruppo di maggioranza era rappresentato dai parlamentari del Popolo delle Libertà. A fine novembre del 2011 infatti fu stabilita l'abolizione del vitalizio e la sua sostituzione (a partire dal gennaio 2012) con un tradizionale assegno pensionistico che gli ex deputati percepiscono al compimento del sessantacinquesimo anno di età. Senza forzature. Senza rischi di incostituzionalità con l'eventuale introduzione della retroattività. «Ecco perché ci siamo astenuti - spiega Mara Carfagna, che insieme con i suoi due colleghi di Forza Italia non ha votato pur approvando il merito dell'iniziativa - Quella proposta dal presidente Fico è incostituzionale laddove dà il via libera alla retroattività del ricalcolo pensionistico per gli ex deputati».

Al momento sono poco più di 1.300 gli ex deputati interessati al provvedimento e i risparmi che si otterranno dalla norma approvata ammonteranno a circa 40 milioni di euro l'anno a partire dal gennaio prossimo, quando la norma entrerà in vigore. «Non sono preoccupato - spiega il presidente Roberto Fico - la delibera è forte perché mette fine alle ingiustizie. Questa delibera infatti rende tutti i cittadini uguali, ed è per questo che è fortemente costituzionale. Il provvedimento pone fine a una disparità tra cittadini e suoi rappresentanti, uno squilibrio sociale da eliminare».

Anche Di Maio sottolinea questa caratteristica del provvedimento. «Finalmente una norma che sancisce un principio chiaro: se hai versato i contributi allora il vitalizio ti spetta, se non hai versato no». Il vicepremier, preso dall'entusiasmo del momento, già pensa al prossimo obiettivo: le cosiddette pensioni d'oro da tagliare. «Il provvedimento è già pronto», assicura.

Due sole le modifiche apportate alla delibera durante l'esame di ieri: lo slittamento al primo gennaio del 2019 dell'entrata in vigore dei tagli, inizialmente prevista per novembre di quest'anno. Inoltre, saranno consentiti dimezzamenti del taglio all'assegno percepito in specifici casi di particolare difficoltà sociale ed economica. Se, valutati i requisiti, sarà riconosciuta e provata la situazione di particolare disagio, allora il taglio effettuato sul singolo vitalizio sarà riaumentato del 50%. La delibera nel suo insieme ha incassato 12 voti a favore: 5 dei grillini, 4 della Lega, uno del Pd e 2 di Fratelli d'Italia. Nessun voto contrario, 3 astenuti di Forza Italia mentre Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto. A oggi sono 1.405 i vitalizi erogati dalla Camera ad ex parlamentari, ma il taglio riguarda una platea di 1.338 vitalizi, che da ricalcolare col metodo contributivo, con diminuzioni che vanno dal 40 al 60% fino all'80% dell'importo finora percepito.

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