La lettera nascosta e il faro Bankitalia

La lettera nascosta e il faro Bankitalia
13 Luglio Lug 2018 2 giorni fa

L'uscita del vicepresidente comunicata con un giorno di ritardo

Sulla banca di Genova si sta consumando una battaglia con colpi proibiti. Tanto che sia Consob, sia Bankitalia, in queste ultime ore hanno alzato il livello di guardia. L'ultimo caso riguarda le dimissioni di Vittorio Malacalza: il vicepresidente le ha annunciate con una lettera indirizzata alla banca mercoledì scorso alle 20, chiedendo che la notizia venisse subito resa pubblica. Invece Carige ha diffuso il comunicato con la lettera solo ieri mattina. Troppo tardi per evitare che i media locali - che in questa partita hanno un peso importante - fossero stati imbeccati a diffondere un messaggio con il significato esattamente contrario: Malacalza non solo non si dimette, ma smentisce anche di volerlo fare. Per una banca i cui conti non sono ancora in sicurezza, quotata in Borsa e dunque vigilata sia da Bankitalia (con Bce), sia da Consob, è chiaro che la lettera segnala un conflitto tra azionista di controllo e management tanto clamoroso quanto pericoloso.

In questa partita Malacalza, che in Carige ha investito 400 milioni per un percorso di risanamento che non prevede aiuti esterni, non intende farsi intimidire. L'imprenditore ritiene che la banca debba solo essere gestita come si deve, tagliando tra l'altro una mole di costi d'altri tempi; e che il problema principale sia la qualità del management. Per questo rifiuta la scorciatoia dell'aggregazione con altri gruppi.

La battaglia si giocherà in assemblea, dove Malacalza (che è autorizzato a salire fino al 28%) non dovrebbe correre grandi rischi. Secondo le norme bancarie del Testo Unico, per presentare una lista di controllo del cda i suoi concorrenti (Mincione con il 5,4%, Volpi 9%) devono avere l'autorizzazione preventiva delle autorità bancarie. Pena il divieto di esercizio del voto o il congelamento. A maggior ragione se qualcuno decidesse di stringere un accordo parasociale. Mentre se un singolo socio dovesse in assemblea raccogliere i voti per il controllo del cda, oltre a presentarsi lo stesso problema autorizzativo, si porrebbe pure il rischio dell'azione di concerto, anche qui con il congelamento.

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