Spiagge, dipinti, architetture rapirono anche Andersen

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13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

Il gran fascino di Sestri Levante, la Segesta Tigulliorum regina della gola con tataki, coniglio, olio e quadrotti

Roberto Perrone

Segesta Tigulliorum, fondata secondo la tradizione da dai liguri Tigullii, ora si chiama Sestri Levante ed è l'ultima delle città delle Riviera di Levante prima che l'Aurelia cominci la salita verso il Bracco. Con Lavagna e Cavi rappresenta la deriva «spiaggiosa» della Riviera di Levante. Sestri Levante è «la città dei due mari», operaia e intellettuale. Qui sorgeva la Ferrotubi che era arrivata ad avere fino a 1.600 operai. Una prece. Per le dolcezze del suo paesaggio e del suo clima attirò poeti e scrittori, specialmente dall'Europa del Nord. Olandesi e danesi come Hans Christian Andersen, che vi soggiornò a lungo. Allo scrittore della «Sirenetta» è dedicato un festival e il premio più importante d'Italia ai romanzi per ragazzi. Quindi molte cose da godere, dalla spiaggia, all'arte, al paesaggio, alla gola.

Cominciamo con un caffè e un «quadrotto», cioccolatino che nasce dalla fusione di latte e di fondente, di Bocchia, la torrefazione della Riviera. L'enoteca Grazia ci offre la possibilità di scegliere, oltre a grandi etichette internazionali, vini e prodotti del territorio, dall'olio ai sughi, dalle conserve al pesto. E poi il digestivo preparato con 24 erbe liguri e il liquore al basilico.

Tra i grandi classici, nel carrugio che va alla «maina» (la marina) c'è il Polpo Mario. Ristorante con peschereccio di proprietà, specializzato nel tentacolare e sfizioso cefalopode, soppressata di polpo, spaghetti al ragù di polpo, polpo alla diavola, ma non solo.

Pochi passi e, affacciata sulla Baia del Silenzio, uno degli scorci marinari più belli d'Italia, ecco la Galleria Rizzi con dipinti di famosi artisti tra cui molti fiamminghi, attivi quando Genova era la Superba, antichi mobili e ceramiche liguri del periodo dal XV al XVIII secolo. Vittorio Rizzi, medico condotto di Sestri Levante, tornò a casa un giorno del 1897 con un quadro sotto il braccio. Così cominciò la sua collezione, ora ospitata nella Villa.

Dalle finestre osserviamo la falce di luna della Baia con il desiderio di toglierci le scarpe e di percorrerla scalzi, sul bagnasciuga in un notte d'estate. Il romanticismo mette appetito, così ci sediamo all'Osteria Capocotta per un menu che incrocia terra e mare con sensazioni creative: tataki di palamita in rosa su mozzarella di bufala e Grana Padano accompagnato da melanzana alla parmigiana e peperone crusco appena scottato, coniglio alla ligure con mazzancolla al curry.

Nella zona est della Baia del Silenzio sorgono la chiesa di Santa Maria Immacolata e l'annesso convento dei frati Cappuccini, giunti a Sestri nel 1609. All'interno della chiesa è conservata una statua in legno dell'Immacolata del XVIII secolo. Ammiriamo anche un dipinto di Domenico Fiasella, «Il miracolo di Sant'Antonio da Padova» e, sempre dello stesso artista, la tela con San Felice da Cantalice che riceve dalla Vergine il Bambino Gesù. Ci sono, in questa parte della Riviera di Levante benedetta dal clima e dal paesaggio, ville stupende. Come l'Esedra di Santo Stefano che prende il nome dalla rara forma del complesso architettonico dominato dalla scalea monumentale che conduce alla villa.

Dal 1993 Orietta e Raffaella Rimassa organizzano feste di matrimonio, eventi e ricevimenti di ogni tipo. L'Esedra è anche un'azienda agricola che produce un grande olio, il Celso, e poi sughi, martellate, miele, composte (di pere e rosmarino, di pesche e lavanda). Tra i ristoranti emergenti a Sestri Levante, ci sono le Cantine Cattaneo in una vecchia masseria, tra orti e uliveti, ai margini della città. Nadia ed Enrico, oltre al loro olio, propongono una cucina suggestiva: ravioli di primosale con gamberi e asparagi verdi, o con le fave; spaghettoni grezzi di farina macinata a pietra con vongole veraci, cozze e bottarga di muggine; uno strepitoso cochinillo (maialino) iberico.

Finale al Baciollo, dove generazioni di indigeni e di foresti sono venute fin qui per il paciugo e altre specialità della gelateria. E per farsi trattar male. Liguria verace, dove anche se paghi il piacere te lo fanno loro. Ma sono «mainolli», cioè gente della «maina». Rusteghi è dir poco. In ogni caso, se andate da Peter Luger, appena scesi dal Williamsmurg Bridge a farvi insultare per una grande bistecca allora potete venire fino a qui per un buon gelato.

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