In arrivo in 450 su un barcone Ma Salvini: "Da noi non viene"

In arrivo in 450 su un barcone Ma Salvini: Da noi non viene
14 Luglio Lug 2018 14 luglio 2018

Il natante partito dalla Libia non ha ricevuto assistenza a Malta, vane tutte le segnalazioni. È vicino alla Sicilia

In questi giorni di mare calmo e tempo bello l'occasione della rivincita per Matteo Salvini non ci ha messo molto a presentarsi. Ancora scottato per l'epilogo del caso Diciotti, alle 16.15 di ieri è stato lo stesso ministro dell'Interno a dare la notizia dell'ennesima imbarcazione carica di migranti partita dalla Libia (probabilmente da Zuara) e diretta verso Nord con un post su Facebook: «Un barcone con 450 clandestini a bordo è da questa mattina in acque di competenza di Malta, che si è fatta carico di intervenire. A distanza di ore però nessuno si è mosso, e il barcone ha ripreso a navigare in direzione Italia. Sappiano Malta, gli scafisti e i buonisti di tutta Italia e di tutto il mondo che questo barcone in un porto italiano non può e non deve arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?». Poi in realtà nel corso della giornata le cose sono un po' cambiate e ora l'ennesima battaglia di Salvini rischia di complicarsi, ma ci arriveremo. Prima è necessario ricapitolare l'evoluzione della vicenda ora per ora.

È stato il ministero degli Esteri, in una nota inviata all'ambasciata di Malta, a ricostruirla. Il primo avvistamento del natante (un peschereccio lungo circa 20 metri, di ferro secondo fonti italiane, di legno secondo fonti di La Valletta) risale alle 4.25 della notte tra giovedì e venerdì in area Sar maltese. Alle 6.52 le autorità dell'isola-Stato hanno comunicato l'assunzione del coordinamento dei soccorsi e l'invio di un aereo che alle 8.07 ha localizzato il barcone alla deriva ancora in area Sar maltese. Alle 9.45 Malta ha chiesto a Roma la disponibilità per un intervento coordinato, ma poi non ha mandato sul posto nessuna nave. A quel punto il ministero degli Esteri l'ha sollecitata a individuare un porto di sbarco sull'isola aggiungendo che la Guardia costiera italiana avrebbe dato una mano - ai sensi della Convenzione di Amburgo - ma ha anche ribadito che il coordinamento compete a La Valletta.

La trama è simile a quella dei casi Aquarius e Lifeline, ma ci sono anche delle importanti differenze. Stavolta non esistono dubbi sulla competenza iniziale, perché quando è stato individuato il barcone era inequivocabilmente in acque maltesi e non c'è stata l'interferenza di nessuna nave Ong. Inoltre va registrato un nuovo, preoccupante, cambio di strategia: senza più volontari a pattugliare le acque al largo di Tripoli gli scafisti hanno abbandonato i gommoni ricominciando a servirsi di imbarcazioni in grado di completare tutto il tragitto verso le coste dell'Italia.

Infatti già nel tardo pomeriggio il barcone è entrato in acque italiane. Danilo Toninelli ha nuovamente intimato a Malta di fare il suo dovere e Salvini ha continuato a promettere che terrà duro, però intanto il barcone continuava ad avvicinarsi. E Malta poteva ancora una volta scaricare la responsabilità sull'Italia: «Quando abbiamo ricevuto l'informazione la nave era a circa 53 miglia nautiche da Lampedusa e 110 miglia nautiche da Malta - ha detto il portavoce del governo -. Noi abbiamo rispettato tutti gli obblighi previsti. Li abbiamo contattati e ci hanno espresso l'intenzione di procedere verso Lampedusa». Dovrebbero esserci arrivati in nottata, e quindi oggi si profila un nuovo caso politico di difficile soluzione.

Per 450 migranti che al momento restano in mare, ce ne sono altri 117 che nelle ultime ore in Italia ci sono arrivati. Diciassette algerini a Sant'Antioco, in Sardegna; 69 pachistani in Sicilia, ad Augusta, a bordo di una barca a vela di 14 metri battente bandiera turca (due gli scafisti arrestati); e poi 31 sirianisbarcati in mattinata a Lampedusa. Tra di loro anche 17 bimbi di cui 10 con magliette rosse. Avevano aderito anche loro all'appello di don Ciotti? Macché. È solo un modo per renderli più visibili in caso di naufragio...

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