La rivoluzione silenziosa di monsieur Deschamps dalla Bastiglia al Cremlino

La rivoluzione silenziosa di monsieur Deschamps dalla Bastiglia al Cremlino
14 Luglio Lug 2018 9 giorni fa

Cremlino Considerato un tecnico solo fortunato, ha vinto con Monaco, Juve, Marsiglia e adesso...

Il giorno dopo il 14 luglio, potrà esserci un'altra rivoluzione. Parigi prepara due feste, tra domani e domenica. Prima la Bastiglia, dopo la piazza Rossa. La Francia campione del mondo è un'idea improvvisa di Didier Deschamps. Ha voglia di entrare nella storia dalla porta principale, anche se pochissimi lo considerano un grande allenatore. Soltanto Zagallo e Beckenbauer sono riusciti a vincere il mondiale da calciatori prima e da allenatori dopo. Dédé dorme sonni tranquilli, è uomo di football, secondo Marcel Desailly è il migliore allenatore di uomini, vive, pensa, mangia football ventiquattro ore al giorno, sua moglie Claudia non invade questo tempo, suo figlio Dylan si occupa di altro (tecnologie e start up di applicazioni Iphone), la vita della famille Deschamps è assolutamente normale mentre, attorno, ronza la nuova generazione francese di instagram, twitter, selfie e affini.

Deschamps è rimasto quello che aveva cominciato a giocare a rugby, la mascella volitiva, il fisico compatto, la personalità carismatica, l'avventura d'avvio con il football a Bayonne, quindi il Nantes, il Marsiglia e la Juventus. Tempi di maturazione, Michel Platini se lo portò in nazionale avendo capito di avere una sorta di prolunga in campo. Deschamps guidava il gruppo, anche con il silenzio, distribuiva compiti. E aumentava il suo bagaglio professionale. Oggi basta leggere il suo curriculum di allenatore: ha portato il Monaco in finale di Champions, eliminando il Real Madrid e cedendo al Porto di Mourinho. E' andato alla Juventus e ha vinto il campionato di B postcalciopoli, ha portato l'Olympique di Marsiglia a conquistare la Ligue 1, con la nazionale di Francia una finale europea, ahilui persa, e, ora, la finale di Mosca. Che altro dovrebbe aggiungere per farsi riconoscere oltre che conoscere? Forse le accuse di razzismo che gli ha mosso Eric Cantona per non avere convocato Ben Arfa e Benzema di cui, sinceramente, non si avverte l'assenza in Russia? Forse le volgarità e gli insulti di Anara Atanes, ex compagna di Nasri, che considerava Deschamps un figlio di, un mentecatto e altre cose raffinate per non avere chiamato suo marito, al punto che la questione è nelle mani degli avvocati? Forse la stampa, una certa stampa,francese che considera fortunato e fortunoso il ruolo di Deschamps, selezionatore, ricorrendo a una immagine pesante la chatte a Dédé? Sono tutti pronti, costoro, a fargli rotolare la testa domenica sera, nel caso in cui la Francia dovesse cedere alla Croazia.

Vent'anni fa non accadde, anzi furono proprio i croati, in semifinale, ad arrendersi ai due gol di Thuram. Ci provò Suker che oggi è il presidente della federcalcio croata, il capitano francese Deschamps, prima della partita, rese onore al poliziotto Daniel Nivel aggredito a sangue dagli hooligans tedeschi alla vigilia di Germania-Croazia. Deschamps onorò il gendarme, che rimase in coma tra la vita e la morte. Durante gli inni portò il gagliardetto con l'immagine di Nivel. Era come se Dédé, quell'otto luglio a Parigi, interpretasse la rabbia e lo spirito di tutta la Francia. Come domani, vent'anni dopo, alle cinque della sera, a Mosca.

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