Milano, raffica di multe per chi usa il cellulare alla guida

Milano, raffica di multe per chi usa il cellulare alla guida
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15 Luglio Lug 2018 15 luglio 2018

Dal mese di marzo, i vigili contestano in media 400 multe al mese

A Milano aumentano le multe fatte per chi usa il cellulare mentre guida.

L'anno scorso, i verbali sono stati 2.700, mentre quest'anno, nel primo trimestre del 2018, avevano già raggiunto quota 1.725 e sono destinati a salire. Infatti, la media delle multe contestate dal mese di marzo è di 400 al mese. L'aumento è dettato dal servizio ad hoc, che i falchi in borghese hanno iniziato qualche mese fa: si tratta di quattro vigili motociclisti che, a bordo di due moto, passano al setaccio tutta Milano, alla ricerca dei "furbetti" al cellulare. Il fatto che i poliziotti non portino la divisa, non mette in allarme i conducenti dei mezzi, che continuano tranquillamente nella loro attività.

Quando vengono colti sul fatto, poi, le scuse sono quelle classiche della mamma anziana che va sentita più volte al giorno, o della telefonata di lavoro alla quale proprio non si poteva non rispondere.

Ma perché le persone continuano a usare il cellulare alla guida, anche se la legge lo vieta? Probabilmente perché l'informazione in questo senso è carente. Per questo, il Comune di Milano ha lanciato una caccia agli sponsor, come riferisce il Corriere della Sera, per promuovere campagne di informazione sul tema.

Secondo i dati Aci, tre incidenti su quattro sono provocati dalla distrazione, spesso dovuta a chiamate o messaggi, che riducono la persona in uno stato simile a quello in cui si trova quando beve troppo. Per scrivere un sms ci vogliono in media 10 secondi. Sembra pocchissimo, ma in quei 10 secondi l'auto sfreccia per 300 metri, senza che vi si presti attenzione. E per consultare una pagina sul web ne occorrono 20 di secondi: in quel tempo, se si viaggia in autostrada a circa 100 km/h, si percorre una distanza pari a cinque campi di calcio.

Ma un selfie o un messaggio non valgono certo nè la nostra vita, nè quella di qualcun'altro.

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