Politkovskaja, Corte europea diritti dell'uomo condanna la Russia: "Non cercò i mandanti"

Politkovskaja, Corte europea diritti dell'uomo condanna la Russia: Non cercò i mandanti
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17 Luglio Lug 2018 17 luglio 2018

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato la Russia per "non aver attuato le opportune misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio" della giornalista Anna Politkovskaya, avvenuto nel 2006

Si torna a parlare di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata dodici anni fa, il 7 ottobre 2006. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Russia per non svolto le "indagini appropriate" per indentificare i mandanti. "Lo Stato russo - si legge nella sentenza - ha mancato agli obblighi relativi alla effettività e alla durata delle indagini", e così facendo ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Gli assassini furono individuati e condannati ma rimasero impuniti coloro che avevano ordinato l'omicidio. "Se le autorità hanno trovato e condannato un gruppo di uomini direttamente coinvolti nell’assassinio della signora Politkovskaja - scrive la Corte - non hanno attuato adeguate misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio".

Secondo la Corte le autorità "hanno sviluppato una teoria sull’istigatore dell’omicidio, dirigendo la loro indagine su un uomo d’affari russo che risiedeva a Londra, ora deceduto", ma avrebbero dovuto "studiare altre ipotesi, comprese quelle suggerite dalle ricorrenti, secondo cui nell’assassinio sono stati coinvolti gli agenti del Fsb, i servizi segreti russi, o l’amministrazione della Repubblica cecena". Proprio per questo secondo la Corte lo Stato russo "non ha adempiuto agli obblighi relativi all’efficacia e alla durata dell’indagine", violando così la Convenzione dei diritti dell’uomo.

Durante una conferenza a Vienna sulla libertà di stampa, nel dicembre 2005, la Politkovskaja disse: "Certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare". Si rendeva conto di essere in pericolo. Pochi mesi dopo fu assassinata.

In un libro pubblicato dopo la sua morte si legge: "Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno". Come rivelò Dmitry Muratov, l'editore di Novaja Gazeta, prima di morire la Politkovskaja stava per pubblicare un articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Kadyrov.

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