Trump-Putin, giallo sulle parole esatte del colloquio. Il presidente Usa: "Nessuna resa"

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21 Luglio Lug 2018 21 luglio 2018

Il presidente Donald Trump attacca i media che lo hanno criticato perché troppo arrendevole nel colloquio con Putin. I democratici volevano far testimoniare l'interprete

Non ha ancora digerito l'attacco dei media statunitensi dopo il faccia a faccia con Putin, a Helsinki, soprattutto perché l'hanno giudicato "troppo arrendevole" con il leader russo. Donald Trump reagisce sfogandosi su Twitter: "Sono stato pesantemente criticato dai media fake news per essere stato troppo buono con il presidente Putin. Ai vecchi tempi si sarebbe chiamata diplomazia. Se fossi stato sonoro e feroce, sarei stato criticato per l’eccessiva durezza. Ricordate quando dicevano che ero stato troppo duro con il presidente Kim? Ipocriti".

In realtà anche i commentatori di Fox, rete vicina ai repubblicani e al presidente, hanno espresso più di una critica al presidente. Trump ha dato l’impressione (poi si è corretto) di negare le interferenze del Cremlino sulle elezioni del 2016, smentendo l'intelligence americana. "Nessuno vuole assumersi il peso di licenziarsi - ha rivelato a Politico una fonte della Casa Bianca - ma ci sono alcuni che stavano pensando di andare via dopo le elezioni di metà mandato (a novembre) e che ora stanno seriamente considerando l’idea di accelerare la decisione".

Non saranno le figure di primissimo piano a lasciare per prime, precisa Politico, anche se in privato tutte hanno espresso il loro disappunto sulla performance finlandese del presidente. Le maggiori cariche sono convinte che le affermazioni di Trump a Helsinki, anche se sbagliate, alla fine non avranno conseguenze politiche. L'idea di molti rappresentanti del Partito repubblicano è che la posizione tenuta da Trump durante il meeting con Putin, rappresenti "un'abdicazione alla leadership morale", un segnale che nessun presidente, sottolinea Politico, ha mai voluto dare.

Intanto resta un alone di mistero sulla conversazione che Trump ha avuto con Putin, durata due ore e dieci. Solo tre persone sanno cosa effettivamente i due leader si siano detti: il segretario di Stato, Mike Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che facevano parte della delegazione in Finlandia. Nessuno di loro ha parlato. E quando Trump è rientrato negli Usa ha incontrato il capo del Pentagono, James Mattis. Il Congresso al momento non è stato ancora informato. Così, con una mossa bizzarra, alcuni parlamentari democratici hanno tentato di forzare la mano convocando in aula una testimone d'eccezione: l'interprete dei colloqui. I repubblicani si sono fermamente opposti, anche perché un faccia a faccia di così alto livello non può essere rivelato in questo modo.

Per cercare di allentare la tensione dalla Casa Bianca fanno trapelare i temi di cui Putin e Trump parleranno in autunno, a Washington: proliferazione nucleare, Iran, Siria. Ma si parlerà anche delle interferenze nella campagna elettorale. Colpo di scena? In realtà il presidente Usa non può ignorare l'argomento, per ovvie ragioni interne, ma c'è modo e modo di affrontarlo. Staremo a vedere come verrà sviluppato il dossier e cosa accadrà nei prossimi mesi.

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