Sla, parla l'ex arbitro Rosica: "Volevo morire, ora lotto per i miei nipoti"

Sla, parla l'ex arbitro Rosica: Volevo morire, ora lotto per i miei nipoti
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23 Luglio Lug 2018 23 luglio 2018

Giuseppe Rosica, ex arbitro romano di 51 anni, ha parlato della sua lotta contro la Sla: "Leonardo e Beatrice sono nati 5 mesi fa, e ho interrotto il percorso con i medici palliativi della cooperativa Antea. C’è la mia famiglia sempre qui, gli amici: ho sentito ancora una spinta verso la vita"

La Sla è una malattia terribile e colpisce purtroppo tantissime persone nel mondo. Secondo gli studi, però, l'incidenza è di ventiquattro volte superiore tra i giocatori rispetto al resto della popolazione. L'ex Milan e Fiorentina Stefano Borgonovo è morto a soli 49 anni, nel 2013, per questa tremenda malattia che lui chiamava "la stronza". Anche un ex arbitro, però, è malato di Sla: si tratta di Giuseppe Rosica, che ha diretto ben 121 partite tra Serie A e Serie B. Rosica, romano, 51 anni e di professione dentista ha voluto raccontare la sua storia ai microfoni del corriere.it. L'ex arbitro aveva deciso di morire visto che stare seduto in poltrona o sdraiato nel letto senza riuscire ad essere autosufficiente e a muovere un dito era diventato troppo.

La nascita dei suoi nipotini, però, gli ha dato una nuova linfa: "Leonardo e Beatrice sono nati 5 mesi fa, e ho interrotto il percorso con i medici palliativi della cooperativa Antea. C’è la mia famiglia sempre qui, gli amici: ho sentito ancora una spinta verso la vita". Rosica ha poi parlato della Sla nel mondo del calcio andando però controcorrente: "Clamore inutile, il calcio non c’entra, ancora non si conoscono neppure le cause che portano al deficit di motoneurone. Anche se, in realtà, non sono il primo arbitro a essere colpito". Tornando alla sua storia è entrato ancora di più nel dettagli: "Ci sono questi bellissimi gemelli, c’è tutta la mia famiglia che è sempre qui, ci sono gli amici che vengono a trovarmi: ho sentito ancora una spinta verso l’esistenza". Rosica ha poi parlato della sua passione per la Roma: "La mia passione, anche se da ragazzino, a sedici anni, ho cominciato solo per avere la tessera, così potevo andare a vedere le partite della Roma". Rosica, infine, ha voluto mandare un messaggio affinché la ricerca si affini per trovare una cura: "Questa malattia è terribile, va studiata meglio e di più: voglio aiutare gli altri, per quanto posso".

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