Gli smartphone danneggiano la memoria degli adolescenti

Gli smartphone danneggiano la memoria degli adolescenti
25 Luglio Lug 2018 25 luglio 2018

Alcuni ricercatori svizzeri hanno scoperto che le radiazioni dei campi elettromagnetici emanate dagli smartphone danneggiano la memoria a breve termine degli adolescenti: ecco come minimizzare il rischio

Il rapporto tra smartphone e salute è stato da sempre un tema molto dibattuto, soprattutto per quanto riguarda l'uso improprio che spesso ne fanno i giovani. Oggi una nuova ricerca suggerisce che le radiazioni emanate dai dispositivi elettronici hanno un impatto negativo sulla memoria a breve termine, soprattutto negli adolescenti. Di anno in anno, il valore delle radiazioni potrebbe essere sufficiente a danneggiare la parte del cervello deputata a interpretare immagini e forme.

La notizia giunge a seguito di uno studio svizzero, che ha riscontrato un impatto negativo sulle prestazioni della memoria dopo l'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza. Scienziati del TPH, l'Istituto svizzero tropicale e di salute pubblica, hanno studiato le abitudini di 700 adolescenti in Svizzera, di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Come dichiarato da Martin Roosli, responsabile delle esposizioni ambientali e della salute presso l'Istituto: "La fonte di esposizione più rilevante per il cervello è l'uso di un telefono cellulare vicino alla testa. Numerosi studi sono stati condotti per identificare potenziali effetti sulla salute correlati al RF-EMF, anche se i risultati sono rimasti inconcludenti". L'aspetto positivo riscontrato è però che attività connesse all'uso dello smartphone a una certa distanza dal volto - come l'invio di messaggi, l'uso dei giochi o di internet - non influenzano le prestazioni della memoria.

Roosli ha affermato che sono necessari ulteriori studi per capire se altri fattori possano aver influenzato i risultati, come per esempio la pubertà, legata quest'ultima sia all'uso del cellulare che allo stato cognitivo e comportamentale. E, inoltre, l'esperto sostiene che con piccoli accorgimenti il rischio può essere ridotto al minimo. In particolare, basta allontanare il telefono dalla testa usando le cuffie o il vivavoce durante le chiamate. Questa ricerca arriva pochi giorni dopo la pubblicazione di un altro studio sul Journal of the American Medical Association - JAMA - che ha evidenziato il legame tra dispositivi di ultima generazione e livelli di attenzione. Sono stati analizzati tra il 2014 e il 2016 più di 2.500 studenti di età compresa tra i 15 e i 16 anni, provenienti da 10 scuole superiori di Los Angeles: sembra che l'uso della tecnologia possa contribuire al cosiddetto ADHD, il disturbo da deficit dell'attenzione/iperattività.

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