Apple sfonda quota mille miliardi

Apple sfonda quota mille miliardi
3 Agosto Ago 2018 03 agosto 2018

Prima volta per una società americana. L'iPhone continua a trainare le vendite

New York Una Mela da un «trilione» di dollari. Apple entra nella storia diventando la prima società americana quotata in Borsa (e la seconda al mondo) a raggiungere quota mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Il colosso di Cupertino ha superato il traguardo per alcuni istanti, per poi veleggiare poco sotto la soglia trilionaria. Si tratta di uno straordinario primato per la Corporate America, preceduto sul piano internazionale solo dal gigante petrolifero cinese PetroChina, che toccò brevemente la stessa soglia il 5 novembre 2007 nel suo primo giorno di contrattazioni, dopo lo sbarco allo Shangai Stock Exchange.

A spingere la corsa di Apple in Borsa delle ultime sedute è stata la trimestrale sopra le attese, con l'iPhone che continua a macinare ricavi. E ieri, dopo una partenza fiacca col titolo rimasto ancorato poco sopra la parità per circa un'ora, è arrivato il guizzo al Nasdaq, che ha lanciato la Mela a 207,05 dollari, il valore di riferimento per toccare i mille miliardi. Salvo poi scendere poco dopo sotto i 207 dollari. Il rialzo di quasi il 3% ha portato il guadagno a circa il 9% da martedì, quando sono stati pubblicati i risultati del terzo trimestre, con utili per azioni pari a 2,34 dollari per un totale di 11,52 miliardi di dollari, con un +40% rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso. Bene anche i ricavi, saliti del 17% a 53,3 miliardi di dollari, rispetto ai 52,33 delle attese. Le vendite internazionali hanno inciso per circa il 60% sui ricavi trimestrali.

«Siamo entusiasti nell'annunciare il miglior terzo trimestre di sempre e il quarto consecutivo di crescita a doppia cifra nei ricavi», affermava martedì il Ceo Tim Cook. I risultati «sono stati trainati dalle vendite di iPhone, servizi e dispositivi indossabili», aggiunge. «La crescita è stata forte in tutto il mondo», precisa Luca Maestri, Cfo di Cupertino. L'azienda nata nel garage del co-fondatore Steve Jobs nel 1976 (che valeva 350 miliardi di dollari nel 2011, quando è morto), è diventata l'icona della Silicon Valley, e dell'America. Ma il traguardo di ieri sembrava inimmaginabile nel 1997, quando Apple vacillava sul'orlo della bancarotta, decimata dal dominio di Microsoft nel mercato dei personal computer, ed era stata costretta a tagliare un terzo della sua forza lavoro. A guidare la marcia «trilionaria» è stata la visione di una rapida innovazione, una serie di prodotti dal successo planetario creati dal genio di Steve Jobs, come l'iPod e l'iPhone. E la creazione di una catena di fornitura sofisticata e globale che riesce a mantenere bassi i costi. Mossa, questa, che ha scatenato anchepolemiche, ad esempio per il caso dei componenti dell'iPhone assemblati in Cina con turni di lavoro massacranti, e che oltretutto tolgono posti di lavoro nel manifatturiero ai cittadini Usa.

Il primato di Cupertino consacra la leadership di Silicon Valley quale comparto produttivo di riferimento per l'economia americana e non solo, sebbene le altre tecnologiche di riferimento dell'indice Faang (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) abbiano registrato trimestrali un po' deludenti indebolendo il Nasdaq, le cui sorti sono ora risollevate da Apple. E dopo la Mela la sfida, secondo gli analisti, è tra Amazon, che ha già superato i 900 miliardi di valore di mercato a luglio, e Google, controllata di Alphabet, che ora vale oltre 800 miliardi. Nuovi primati in arrivo che rafforzano l'immagine dell'America tutta, compreso Donald Trump, sebbene la Silicon Valley non abbia proprio una passione per il presidente americano.

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