Streghe e angeli delle montagne

Streghe e angeli delle montagne
7 Agosto Ago 2018 8 giorni fa

Il mare va benissimo ma per rinfrescarsi le idee (letterarie) quest'anno meglio la montagna, Alpi o Appennino. Prendiamo ad esempio L'ultima patria (Mondadori) di Matteo Righetto. È la seconda parte di una trilogia chiamata appunto «della patria», e dire «patria» di questi tempi sembra anticonformista. Tranquilli, qui il sovranismo c'entra nulla. Siamo di fronte a una sontuosa epopea che si svolge tra la Valle del Brenta e l'Austria alla fine dell'Ottocento. Righetto racconta le vicissitudini della famiglia De Boer, poveri coltivatori di tabacco che, per arrotondare, non disdegnano il contrabbando oltre confine. L'argento che scambiano oltre confine con il loro pregiato tabacco fa gola a molti banditi. E Jole De Boer, giovane avventuriera non è tipa da non saldare i conti. Con la violenza, se necessaria. Cormac McCarthy è il riferimento più ovvio, rivendicato anche da Righetto. Qui ci sono in gioco la natura, la fame, l'orgoglio, la rabbia, la vendetta e le fucilate. Il linguaggio è scarno ma preciso (più d'una volta sarà necessario ricorrere al vocabolario: buon segno). Il libro comunque è scorrevole e cattura il lettore. Passiamo agli Appennini.

La festa nera (Chiarelettere) di Violetta Bellocchio è ambientato nella Val Trebbia in un futuro prossimo. Il mondo è collassato. La Val Trebbia è il luogo scelto da alcune bizzarre comunità, ognuna delle quali sembra incarnare un aspetto del nostro tempo. C'è chi venera il dolore, chi rifiuta la tecnologia, chi ritiene impure le donne e poi c'è il Padre, un guaritore che chiede un grande prezzo in cambio dei suoi interventi. Una troupe, guidata da una giovane star in declino, risale la valle per documentare quanto accade. L'autrice gioca in casa, essendo la sua famiglia radicata a Bobbio, e si vede: provate a campeggiare lungo il Trebbia, meta abituale di cremonesi e piacentini, e pregate di non fare strani incontri notturni. Il libro, un finto reportage, a tratti gela il sangue e ricorda The Blair Witch Project, l'altrettanto finto documentario campione di incassi alle fine degli anni Novanta.

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