La generazione veg a rischio estinzione

9 Agosto Ago 2018 09 agosto 2018

I vegani in Italia sono triplicati in un anno. Ma i guai della dieta sono tanti. E per sopravvivere...

Maria Sorbi

I vegani sono triplicati in un anno. L'istituto Eurispes calcola che 1,8 milioni di persone riempiono regolarmente il frigorifero di burger di verdure, latte di soya e tofu in tutte le forme. Una proiezione, ipotetica ma nemmeno così irrealistica, di una docu-fiction dell'emittente televisiva Bbc stima che entro il 2067 il mondo sarà completamente vegano e farà a meno della carne e dei derivati animali. Una tendenza giustificata dal progressivo smantellamento degli allevamenti di bovini che, in base ai dati dell'Onu, sono responsabili del 45% delle emissioni globali di gas nocivi per l'ambiente. Se tutto il mondo si nutrisse esclusivamente di prodotti della terra, allora le emissioni si potrebbero ridurre del 70% entro il 2050.

L'Italia è ancora parecchio indietro e, assieme a Francia e Germania, è sotto la media mondiale per consumo di frutta e verdura. La vera sfida però non è aumentare il numero dei vegani ma migliorare la qualità delle loro scelte alimentari, altrimenti la generazione «solo verdura» non sopravviverà, vittima di infezioni intestinali, problemi nello sviluppo cerebrale, sistema immunitario troppo debole: D'accordo il vegan style, ma come seguire la tendenza no-carne in modo intelligente e sano? Come compensare realmente il deficit di proteine? La regola numero uno nelle diete è quella disfarsi sempre seguire da uno specialista per evitare di incappare in carenze nutrizionali.

COSA MANCA NEL PIATTO

Le principali carenze nutrizionali nella dieta vegana sono quelle di proteine, zinco, calcio, ferro, vitamina D, Omega 3, iodio, taurina (aminoacido essenziale), ma la preoccupazione di molti medici è rivolta principalmente alla mancanza di vitamina B12.

Il motivo? La B12 influenza moltissimi processi biochimici come la maturazione dei globuli rossi e il funzionamento del sistema nervoso. La sua carenza può portare perfino a problemi di funzionamento cerebrale perché è coinvolta nella sintesi dei neurotrasmettitori. Nelle donne la carenza di B12 in età fertile può portare alla sindrome premestruale che provoca malessere generale come cefalee, astenia, costipazione o diarrea, acne e depressione. Quindi potrebbe essere importante assumerla, ad esempio, attraverso i fiocchi di cereali. Per compensare la mancanza di proteine della carne, possono essere utili legumi, quinoa e avocado.

In molti casi la soluzione adottata da vegani e vegetariani per compensare le carenze nutrizionali è quella di assumere integratori o altri elementi. Ma anche il questo caso è bene evitare il fai-da-te.

ECCESSO DI FIBRE

Nella dieta vegana il rischio è rappresentato anche dall'assunzione di troppe fibre. Che, per carità, sono fondamentali per regolarizzare il transito intestinale, per ridurre l'effetto di sostanze tossiche e cancerogene che introduciamo alimentandoci, per ridurre alcuni tipi di tumore e per dare senso di sazietà.

Tuttavia non sono particolarmente indicate se si hanno problemi di reflusso gastroesofageo o colite. Una categoria che deve fare particolarmente attenzione alla dieta vegana è quella degli allergici e degli intolleranti che rischiano di restringere ulteriormente il ventaglio degli alimenti che possono (o vogliono) mettere nel piatto.

Assumere meno carne - e quindi meno ormoni -, meno latticini e più vegetali aiuta a ridurre i livelli di grassi saturi, colesterolo, proteine animali. Riduce la massa corporea e il rischio di ischemie, abbassa la pressione sanguigna e l'ipertensione, può contribuire a contrastare diabete tipo 2, cancro a prostata e colon. E previene anche Alzheimer e Parkinson.

Se davvero nei prossimi quarant'anni diventeremo tutti - o quasi - vegani, allora bisognerà mettersi in testa che un conto sono quelli che escludono dal piatto e basta e un altro conto sono quelli intelligenti, destinati quindi a stare bene sul serio.

OVER 70 E BAMBINI

Capitolo a parte i bambini, ai quali la dieta vegana può provocare anche problemi di sviluppo cognitivo e somatico, soprattutto se mancano zinco, ferro tipo eme (contenuto in carne e pesce), vitamina D, vitamina B12 e omega-3. Per questo non va iniziata prima dei tre anni e in ogni caso va monitorata da un pediatra.

La dieta ideale per gli anziani invece, come sostiene una ricerca dell'associazione gastroenterologi, è fatta al 70% di vegetali (di cui però solo il 20% frutta per evitare troppi zuccheri) e per il 30% proteine magre. Il tutto condito con molto olio d'oliva. Olio che, in versione piccante, risolta tra gli alimenti più indicati per far fronte al caldo, assieme a anguria e farro.

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