La "squalomania" è dura a morire

La squalomania è dura a morire
9 Agosto Ago 2018 09 agosto 2018

Oggi debutta nelle sale "Shark" e sono in arrivo altri quattro film

Dal 20 giugno 1975 il nostro rapporto con il bagno in mare non è stato più lo stesso. Colpa di un 28enne regista, tale Steven Spielberg, uno che aveva solo un film all'attivo, Sugarland Express e che, dopo l'insuccesso dell'esordio, decise di girare un film da popcorn, sperando nel blockbuster estivo.

Si intitolava Lo Squalo ed era tratto da un romanzo di Peter Benchley. Costato sette milioni di dollari, ne incassò 470, vincendo tre Oscar, venendo selezionato dalla Biblioteca del Congresso per la conservazione nel «National Film Registr»y in quanto «culturalmente, storicamente o esteticamente significativo», diventando modello in tema di distribuzione (venne rivoluzionato il vecchio concetto di proiezione in poche sale nelle principali città) e marketing, ma, soprattutto, creando una psicosi nei bagnanti, tanto che si registrò un calo effettivo nelle località balneari (ma non a Martha's Vineyard, dove il film fu girato, località che vide triplicare le presenze). Tutti terrorizzati dal poter avvistare una pinna di squalo diretta a riva.

Un po' quello che accadde con la famosa scena della doccia di Psyco. E pensare che la troupe ribattezzò il film da Jaws (fauci) a Falws (difetti), perché una volta calati in mare i tre modelli meccanici fatti costruire da Spielberg, questi andarono a fondo a causa dell'acqua salata che ne compromise i meccanismi, costringendo i sommozzatori al recupero. Ufficialmente, Lo Squalo ebbe tre sequel, ma qui è come il discorso dei figli legittimi e di quelli sparsi per il mondo. A conti fatti, Lo Squalo ha «procreato» qualcosa come 71 film (più di uno all'anno) tra parodie, spaghetti squalo (non ci siamo fatti mancare nulla) o reinterpretazioni, più o meno riuscite, della lotta in mare tra questo animale e l'uomo. Un vero e proprio genere cinematografico, amatissimo dal pubblico e che sembra non conoscere crisi.

Anzi, da oggi (incredibile, ma vero, con un giorno di anticipo rispetto all'uscita USA), fa il suo esordio, nelle nostre sale, l'atteso Shark, Il Primo Squalo e già si scommette sul fatto che possa diventare un nuovo cult, con tanto di saga che ci accompagnerà nei prossimi anni. Tutto nasce dalla pubblicazione, nel 1997, del romanzo, di Steve Alten, Meg (che sta per Megalodonte, ovvero grande dente), che ha come protagonista una specie preistorica, lunga ben 23 metri (quattro volte uno squalo bianco), con pinna di 2 metri e mezzo e una velocità di 150 chilometri all'ora, che si credeva scomparsa da almeno due milioni di anni e che, invece, dimora sul fondo della fossa più profonda del Pacifico. La creatura ha attaccato (ha denti lunghi 20 centimetri) un sommergibile oceanico e starà a Jason Statham, esperto di salvataggi, riportare a casa l'equipaggio, rimasto intrappolato. Tra gli interpreti, troviamo anche Bingbing Li, star laureatasi a Shanghai. Presenza non casuale visto che i cinesi hanno finanziato il film (budget da 150 milioni), con tanto di location spostata dalle coste giapponese a quelle di Sanya Bay sull'isola Hainan.

E, a proposito di cult, il 19 agosto, negli USA, esce il sesto, e si presuppone (dal titolo) ultimo episodio della saga di Sharknado, ovvero The Last Sharknado: It's About Time, franchise nel quale gli squali piovevano letteralmente nelle città, sollevati da tornado e trombe d'acqua, abbinando il genere disaster movie a quello dei pescioni killer. Per il 28 agosto, invece, è annunciato 6-Headed Shark Attack e qui la minaccia arriva da uno squalo con ben sei teste. Sempre questo mese è programmato Megalodon che, guarda caso, con un budget modesto, cerca di sottrarre spettatori al più famoso Meg, giocando su un soggetto quasi simile. E, nel 2019, sarà il turno di 48 Metri, sequel del riuscito 47 Metri. E poi dicono che uno si butta sulla montagna.

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