Dossier della Cia: "Gina Haspel ordinò torture ai danni di detenuti"

Dossier della Cia: Gina Haspel ordinò torture ai danni di detenuti
11 Agosto Ago 2018 11 agosto 2018

Secondo una ong americana, nel 2002 l’attuale direttore della Cia avrebbe autorizzato maltrattamenti “peggiori di quelli avvenuti nel famigerato carcere di Abu Ghraib”

Gina Haspel è stata accusata di avere disposto torture ai danni dei detenuti di un “black site” della Cia in Thailandia. L’attuale responsabile dell’agenzia di intelligence avrebbe autorizzato pratiche come il "waterboarding", ossia la simulazione di annegamento, e il "walling", consistente nello sbattere ripetutamente l’interrogato contro un muro. I maltrattamenti sarebbero avvenuti nel 2002, nell’ambito della “guerra al terrore” lanciata da George W. Bush.

Il National Security Archive, (Nsa), ong fondata da accademici della George Washington University, ha pubblicato diversi documenti riservati della Cia firmati da Gina Haspel. Il fascicolo n.11359 del dicembre del 2002 attesterebbe il coinvolgimento di quest’ultima nelle torture perpetrate nei confronti di presunti terroristi. Gli esponenti della ong sostengono di essere entrati in possesso dei documenti dopo avere formalmente presentato all’agenzia istanza di accesso agli atti, in applicazione del Freedom of Information Act (Foia).

Il fascicolo comprenderebbe diversi resoconti di interrogatori condotti da personale della Cia in una base segreta in Thailandia. Durante tali interrogatori, i funzionari statunitensi avrebbero fatto ricorso alla tortura, in virtù di apposite autorizzazioni rilasciate da Gina Haspel, all’epoca direttore del “black site”. Sarebbe stata la stessa Haspel a redigere i resoconti, caratterizzati da dettagliate descrizioni dei maltrattamenti inflitti ai detenuti: “Giorno: 2 dicembre 2002. Un presunto terrorista di nome Abd al-Rahim al-Nashiri è stato condotto nella cella degli interrogatori. Il personale del centro gli ha ordinato di rispondere in maniera esaustiva a tutte le domande che gli sarerbbero state fatte. I funzionari hanno avvertito al-Nashiri che, se avesse cominciato a mentire, l’interrogatorio sarebbe degenerato ed egli avrebbe sofferto come non mai. Il detenuto non ha voluto fornire informazioni utili a salvaguardare la sicurezza degli Stati Uniti d’America. Di conseguenza, in qualità di responsabile della base, ho autorizzato l’applicazione del protocollo vigente. Il presunto terrorista è stato denudato ed è stato sottoposto al waterboarding e al walling.” Abd al-Rahim al-Nashiri è un cittadino saudita attualmente prigioniero a Guantanamo ed è accusato dalle autorità Usa di avere pianificato l’attentato al cacciatorpediniere Uss Cole, avvenuto nel 2000 e nel quale morirono 17 marinai americani.

Un altro dettagliato resoconto redatto dalla Haspel attiene all’interrogatorio di Abu Zubaydah, “braccio destro” di Osama Bin Laden: “Giorno: 12 dicembre 2002. Il detenuto Abu Zubaydah si è rifiutato di fornire informazioni al personale della base. Sono state disposte nei suoi confronti le seguenti tecniche di interrogatorio: obbligo di denudarsi, docce gelate, waterboarding, privazione del sonno, privazione del cibo, percosse, walling, prolungata privazione della luce, permanenza in posizioni scomode, isolamento in celle riempite appositamente di insetti.” Secondo il fascicolo n.11359, gli “interrogatori rinforzati” inflitti ai presunti terroristi sarebbero stati suggeriti da James Mitchell e Bruce Jessen, due psicologi incaricati all’epoca dalla Haspel di predisporre “strumenti adeguati” a ottenere confessioni dagli affiliati ad Al Qaida.

Il National Security Archive sostiene che le pratiche autorizzate in Thailandia dall’attuale direttore della Cia avrebbero avuto luogo, dal 2002 al 2009, anche all’interno dei centri di detenzione segreti dell’agenzia situati in Afghanistan, Marocco, Polonia e Romania. Tom Blanton, esponente della ong, ha dichiarato: “I documenti redatti dalla Haspel sono ora in nostro possesso. Le prove delle torture praticate dalla Cia sono venute alla luce. Abbiamo ottenuto tali informazioni attenendoci semplicemente alle disposizioni del Freedom of Information Act. I vertici dell’intelligence devono rispondere di crimini abominevoli. In Thailandia, la Haspel ha autorizzato abusi peggiori di quelli verificatisi nel famigerato carcere iracheno di Abu Ghraib. Il popolo americano deve conoscere la verità”. L’agenzia investigativa, in una nota, ha precisato: “Non abbiamo commenti da rilasciare riguardo alla pubblicazione del fascicolo. La Cia ha sempre agito nel rispetto delle indicazioni fornite dal Dipartimento della Giustizia”.

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