Giallo nell'inchiesta sul cognato: gli accusatori si negano ai pm

Giallo nell'inchiesta sul cognato: gli accusatori si negano ai pm
11 Agosto Ago 2018 5 giorni fa

Chi aveva segnalato anomalie nella gestione della non profit ora non risponde ai magistrati. E l'ex premier ci scherza su

Roma Il fronte giudiziario ormai è noto. I magistrati fiorentini indagano il cognato di Renzi, Andrea Conticini, e i suoi fratelli Alessandro e Luca per riciclaggio (i fratelli anche per appropriazione indebita). Ritenendo, sostanzialmente, che Alessandro abbia utilizzato più della metà dei fondi incassati dall'associazione no profit Play Therapy Africa (ed erogati da associazioni come l'Unicef e la Fondazione Pulitzer, in totale circa 10 milioni di euro) per scopi diversi da quelli «istituzionali», dall'acquisto di quote della «Red Friar Private Equity Limited», società dell'isola di Guernsey, a quello di immobili in Portogallo. Ci sono anche le quote di società della famiglia Renzi o vicine all'ex premier, come la Eventi6 o la Dot media che poi organizzerà la Leopolda, comprate con l'intermediazione di Andrea nell'ormai lontano 2011, quando il rottamatore era sindaco di Firenze. È nota anche la spada di Damocle che insiste sull'inchiesta. Dopo la riforma dell'ex Guardasigilli Orlando, il reato di appropriazione indebita è perseguibile solo su querela di parte: sarebbe necessario che i ricchi «donatori», Unicef in primis, si facessero avanti per denunciare l'uso non corretto dei fondi erogati alla no profit della quale Conticini era responsabile, la Pet Therapy Africa, Pta. Organizzazione che, dal 2009, era riferibile solo a lui, in quanto la Play Therapy International, società alla quale la Pta era affiliata, s'era chiamata fuori. E qui c'è il piccolo giallo internazionale, legato suo malgrado all'indagine fiorentina. Ancora oggi il sito web della Play Therapy Africa si apre con un disclaimer degli ex direttori, Monika Jephcott - attuale responsabile di Play Therapy International - e Jeff Thomas, che affermano di essersi dimessi e di non avere responsabilità per il modo in cui la Pta gestiva i propri affari, oltre a dare notizia della revoca dell'affiliazione della Pta. Il dettaglio collima perfettamente con quanto la Jephcott aveva dichiarato nel 2016 al Fatto Quotidiano e che il giornale diretto da Marco Travaglio ha ieri ricordato: «Siamo in grado di mettere a disposizione dei pm di Firenze i documenti, le mail, le prove che pensiamo potrebbero essere utili per permettere loro di capire cosa sia successo con Play Therapy Africa Ltd. Quando e se ci verrà chiesto per vie ufficiali dai procuratori o dai giudici di Firenze parleremo con loro attraverso i nostri avvocati e, sempre attraverso canali ufficiali, daremo loro le mail, i documenti e elementi di prova che potrebbero essere utili». Ma la Jephcott, che secondo il Fatto aveva pure segnalato anomalie gestionali all'Unicef al momento di sbattere la porta, avrebbe poi risposto picche alla chiamata dei pm fiorentini. Renzi, intanto, minimizza su Facebook l'indagine «aperta da ben due anni» e annuncia querele, oltre a ironizzare sulle accuse, sostenendo di aspettarsi, ora, di ritrovarsi indicato come «udite, udite - il vero mandante del mostro di Firenze».

Commenti

Commenta anche tu