Più figli, meno tasse Il governo rispolvera il quoziente familiare

Più figli, meno tasse Il governo rispolvera il quoziente familiare
11 Agosto Ago 2018 11 agosto 2018

Il leader leghista rilancia la proposta: «Premiare la natalità». Anche i 5s d'accordo

E Salvini disse «qualcosa di centro». Nell'estate delle mille polemiche su fisco e welfare, il vice premier intervistato dal sito di ispirazione cattolica La Nuova bussola quotidiana rispolvera un classico del riformismo centrista. «L'obiettivo che mi pongo da qui fino a fine governo - annuncia - è introdurre il concetto di quoziente familiare, in modo da premiare la natalità e la scommessa sul futuro». Il quoziente familiare mette al centro della tassazione la famiglia attraverso un meccanismo di calcolo complesso, ma che si può semplificare immaginando di sommare i redditi dei coniugi e dividerli per il numero dei componenti, applicando la tassazione sull'importo medio che ne deriva. Chiaramente, il vantaggio è tanto maggiore quanto più è numeroso il nucleo familiare.

Il principio stona invece alle orecchie della sinistra, anche perché considerato meno progressivo rispetto agli assegni familiari, che si riducono rapidamente all'aumentare del reddito. Il problema è che si riducono talmente in fretta che quando si arriva alle cifre del ceto medio, degli sgravi restano solo le briciole.

Le prime reazioni infatti arrivano dal Pd. «Salvini - dice il senatore Edoardo Patriarca - non si è reso conto che la campagna elettorale è finita? Ora promette pure il quoziente familiare, cosa che non farà mai visto che non è previsto nel contratto di governo Lega-M5s». In realtà, sebbene nelle ultime settimane dalla Lega siano spesso arrivati annunci rapidamente smentiti dagli alleati pentastellati, questo non è il caso del quoziente familiare. Nel contratto di governo si legge che «punto di partenza è la revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese, con particolare riferimento alle aliquote vigenti, al sistema delle deduzioni e delle detrazioni e ai criteri di tassazione dei nuclei familiari». Una formulazione piuttosto generica, ma che sembra in effetti introdurre il principio del nucleo familiare che, per quanto riguarda le imposte dirette, l'Irpef, è poco considerato dal nostro ordinamento, che tassa il reddito dei singoli. Ancora più esplicita è la pentastellata Laura Castelli che parla di «coefficiente familiare», definizione alternativa, concetto identico: «Se c'è una cosa che abbiamo in comune con la Lega - dice al Giornale il vice ministro all'Economia - è l'idea del coefficiente familiare, che era già presente nella legge sul reddito di cittadinanza che avevamo presentato nella scorsa legislatura». Per Laura Castelli, dunque, il quoziente familiare è tra gli obiettivi del governo che potrebbero rientrare perfino nella manovra in arrivo.

Un recente studio de Lavoce.info sostiene che il quoziente familiare aiuterebbe solo i ricchi. «È una vecchia polemica - ribatte Luigi Campiglio, docente di Politica economica alla Cattolica - come quella che scoraggerebbe il lavoro delle donne. Più delle analisi teoriche, - spiega - mi fido della realtà: in Francia, dove è applicato da anni, non è successo, mentre si è avuto l'effetto di equità di tassazione a parità di figli. Speriamo sia la volta buona».

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