Unipol non vuole il controllo di Bper, basta il 20%

11 Agosto Ago 2018 4 giorni fa

L'ad Cimbri: «Non andremo oltre quella soglia». La compagnia ora è al 15%

«Valuteremo se arrivare al 20% di Bper ma non andremo oltre, non vogliamo acquisirne il controllo, di diritto o di fatto».

Lo ha chiarito ieri l'ad di Unipol, Carlo Cimbri, presentando la semestrale agli analisti. Più interessati alle partecipazioni della compagnia bolognese che ai conti, chiusi in utile per 644 milioni contro la perdita di 390 milioni registrata nei primi sei mesi del 2017. «Riteniamo che, dati i prezzi attuali e lo sconto che quota, Bper abbia degli spunti di ritorno sull'investimento nel medio termine importanti», ha aggiunto l'ad spiegando che Unipol ha scelto di salire fino al 15% nel capitale dell'istituto emiliano, dopo aver chiesto l'autorizzazione che potrebbe consentirle di portarsi appunto fino al 20 per cento. Una sorta di linea Maginot per Cimbri, tanto che per svolgere il proprio ruolo di azionista «di lungo periodo», la società non ha ritenuto necessario avere dei rappresentanti nel cda della banca. «Sarà il management che dovrà ottenere i risultati che ci aspettiamo e che daranno un senso al nostro investimento», è il messaggio per i vertici Bper, «noi non vogliamo partecipare alla gestione».

Tornando ai conti dei sei mesi, al risultato netto ha contribuito in maniera decisiva la plusvalenza dalla cessione della partecipazione in Popolare Vita per 309 milioni. Due voci che hanno pesato molto meno sui conti sono gli oneri derivanti dagli strumenti finanziari e dagli investimenti immobiliari, che lo scorso anno erano pari a 1,375 miliardi di euro, mentre quest'anno si sono limitati a 441 milioni e le perdite da valutazione, passate da 1,183 miliardi agli attuali (al 30 giungo scorso) 109,7 milioni.

Il primo semestre del 2018 ha inoltre chiuso con premi netti lordi per 5,914 miliardi, in aumento rispetto a 5,892 miliardi del 2017. Il totale dei ricavi è migliorato a 7,739 miliardi dai 7,527 miliardi di un anno fa mentre il Combined ratio, l'indice che misura la qualità tecnica della gestione danni (per essere positivo deve restare sotto quota 100%), è calato al 93% rispetto al 95,3% del primo semestre 2017. Per quanto riguarda, invece, l'indice di solvibilità, al 30 giugno si è attestato al 160%, in calo dal 166% del 31 dicembre 2017, «per effetto in particolare dell'allargamento dello spread sui titoli governativi italiani», ha sottolineato il gruppo nella nota che accompagna la semestrale.

Nella prima parte della seduta in Piazza Affari il titolo Unipol è arrivato a guadagnare più del 2% per poi chiudere in calo dello 0,24% a 3,35 euro sotto la pressione che ha investito la Borsa.

CC

Commenti

Commenta anche tu