Foto del Duce nel bar Scattano subito sequestro e denuncia

Foto del Duce nel bar Scattano subito sequestro e denuncia
12 Agosto Ago 2018 12 agosto 2018

È bastata una fotocopia per creare un caso La Procura valuta l'«apologia di fascismo»

«Non ho paura del nemico che mi attacca ma del falso amico che mi abbraccia». La frase che, insieme con la fotocopia di una foto di Benito Mussolini era appesa dietro alla cassa di un bar tabacchi di Modica, in provincia di Ragusa, è balzata subito agli occhi di una giovane avventrice. Così Agnese Stracquadanio, che si è sentita «urtata moralmente e ideologicamente» da quel simbolo, prima ha chiesto spiegazioni al titolare del locale, poi ha chiamato i carabinieri perché convinta di trovarsi davanti a un reato: apologia del fascismo.

I militari della caserma di Modica sono intervenuti poco dopo la chiamata: hanno rimosso e sequestrato il foglio di carta che campeggiava nell'area tabacchi e denunciato il gestore in base alla legge Scelba. Toccherà alla procura ora valutare se sussistano gli estremi per perseguire il proprietario del bar Fucsia, un locale noto e frequentato in paese.

La ragazza ha raccontato dell'episodio, avvenuto venerdì, su Facebook: «Mi vergogno di tornare nella mia terra quando succedono cose come questa: Bar Fucsia, noto bar di Modica, espone al pubblico, e sottolineo l'essere esposta alla fruizione di tutti, l'immagine di Mussolini accompagnata da una citazione. Ho chiesto - continua nella sua testimonianza - se nessuno si vergognasse per quell'immagine e alla mia richiesta di spiegazioni, mi è stato detto con tanta leggerezza quanta superficialità: E che fa? Mica è esposta. La vicenda, oltre ad aver suscitato la mia totale irritazione, oltre ad avermi urtato moralmente ed ideologicamente, motivo per cui non metterò più piede in quel posto, rientra nel reato penale di apologia del fascismo».

Il post, che si conclude con una «nota personale: essere governati da ignoranti non autorizza il popolo ad agire da tale», ha generato una valanga di commenti e condivisioni, di approvazione ma anche di dissenso per una denuncia che potrebbe ripercuotersi sull'attività. «Purtroppo l'unica cosa in nostro potere - ha risposto la donna - è avvisare le autorità competenti. Sono ahimè consapevole che il problema permane anche oltre la rimozione dell'immagine, ed è ben più grave».

La vicenda fa tornare alla mente le cronache della scorsa estate, quando era scoppiata la polemica sul rischio di un ritorno del fascismo. Tutto era partito da quella che è stata ribattezzata la spiaggia «fascista» di Chioggia, nel veneziano: uno stabilimento che esponeva citazioni e foto inneggianti al ventennio. Il gestore, ormai ex, aveva definito il tutto una «goliardata» ma era stato denunciato per apologia del fascismo, e tutti i cartelli erano stati rimossi su ordine della prefettura.

Pochi mesi dopo la procura aveva chiesto e ottenuto dal gip l'archiviazione perché secondo i magistrati quei poster erano solo «stravaganze» ma non erano riconducibili all'esaltazione del fascismo. L'episodio, con tutto il clamore che ha sollevato nei giorni in cui la Camera approvava il ddl Fiano sulla propaganda fascista, era costato il posto al gestore, che si è visto negare il rinnovo del contratto da parte dei proprietari della spiaggia.

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