Le nebbie del delitto nell'Africa coloniale

Le nebbie del delitto nell'Africa coloniale
12 Agosto Ago 2018 12 agosto 2018

La quarta avventura del maggiore dei carabinieri Aldo Morosini

Probabilmente sarebbe piaciuto a Indro Montanelli, questo romanzo giallo di Giorgio Ballario, quarta avventura letteraria del maggiore dei carabinieri Aldo Morosini nell'Abissinia coloniale del 1936. In Le nebbie di Massaua (Edizioni del Capricorno) qua e là emerge l'eco di un volume come XX Battaglione Eritreo in cui il fondatore e direttore del Giornale rievocò la sua avventura coloniale come luogotenente in una divisione militare composta da italiani e da ascari. Per Ballario è importante dare ai lettori la sensazione di essere davvero in Africa con il suo eroe, quindi la mediazione fra ricostruzione storica e trama gialla è forte. Le vicende della politica di espansione italiana negli anni Trenta aiuta lo scrittore a costruire un tessuto complesso di trame e personaggi con uno stile narrativo molto pulp e diretto.

Per la prima volta nella sua carriera Morosini è completamente fragile e indifeso, bloccato da un attacco di malaria che potrebbe ucciderlo. A causa della sua fragilità e immobilità deve condividere il suo talento investigativo con il maresciallo Eusebio Barbagallo e lo sciumbasci (indigeno arruolato nelle forze della Compagnia dei Carabinieri Africa) Tesfaghì. I tre dovranno scoprire com'è morto un ingegnere minerario e che cosa celano alcuni dipinti da lui trafugati dallo Yemen. Ballario costruisce un immaginario affascinante fra la città di Massaua, divenuta mercato di incontro fra civili e militari, e quella di Harar, tanto decantata da Arthur Rimbaud e per lungo tempo gestita dal regno musulmano del Negus. Luoghi in cui i protagonisti possono vivere la rabbia e la noia descritte in Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, ma possono anche trovarsi in situazioni visionarie a cavallo fra mistero, avventura e guerra, come quelle rappresentate nel ciclo a fumetti de Le etiopiche di Hugo Pratt.

Quello di Ballarlo non è però un romanzo di puro amarcord, né di puro esotismo, bensì un giallo che cerca di rispettare la tradizione della suspense immergendola in un territorio africano che resta misterioso e oscuro. Un posto caldo dove si può morire di freddo sopra le ambe dell'altopiano etiopico, oppure si può essere avvolti dalla nebbia scatenata dall'umidità a Massaua.

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