Quante traduzioni errate hanno cambiato il mondo

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13 Agosto Ago 2018 13 agosto 2018

Il bue e l'asinello? Mai esistiti. Mosè non è cornuto. E la scarpetta di Cenerentola...

L'errore è a monte, sentenziavano i barbudos dell'intellighenzia sessantottina quando volevano dire una cosa semplice complicandola con la metafora ardita. Prendete San Gerolamo, a proposito del monte, il santo patrono dei traduttori, che nel trasporre una lingua in un'altra dovrebbe essere un dio: interpretò alla carlona un passo dell'Esodo. In ebraico era scritto: «Mosè non sapeva che la sua pelle era raggiante per aver parlato con Dio». Lui, il Cristiano (Ronaldo) dei dragomanni lo tradusse in latino, non si sa perché, «Mosè non sapeva che la sua faccia era cornuta». Pazienza, Google translate fa molto di peggio, se non fosse che Michelangelo scolpì il suo Mosè, che troneggia nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, con le corna che non ha perché si è affidato e fidato di San Gerolamo.

Non trattasi di caso isolato. Sono centinaia gli errori di traduzione che hanno cambiato la storia del mondo, o più banalmente la cronaca, come riassume del resto R.G Capuano in un libro che porta proprio questo titolo. Prendete il bue e l'asinello che scortavano la culla di Gesù: mai esistiti. Nel Medioevo scrissero che Gesù si sarebbe «mostrato tra due animali», quando in realtà nell'originale si parla di un Gesù linea di confine tra due epoche. Non proprio la stessa cosa. Bibbia e Vangelo sarebbero piene secondo i pignoli di stralfalcioni. La donna, tanto per dirne una, non è mai nata da una costola dell'uomo, considerazione un po' maschilista, ma dalla «metà dell'uomo» molto meno sessista, uno cioè è la metà dell'altro. Così come «una mela al giorno toglie il medico di torno» è una fake: il proverbio originale inglese parla di un frutto tondo, non di mela, quindi di tutti i frutti (meno la banana). E ci credete che la scarpetta di Cenerentola non è mai stata di cristallo? Mai qui a sbagliare non fu Charles Perrault, ma un copista che capì come «scarpe di cristallo» quelle che invece erano nell'originale «scarpe di scoiattolo». Lo sbaglio in questo caso corregge l'originale. La scarpetta meglio cento volte di vetro.

Ma prendere Roma per Toma ha anche conseguenza tragiche. L'abbazia di Cassino fu rasa al suolo dagli alleati perché intercettando un messaggio tedesco «L'abate è nel monastero?», «Si, nel monastero con i monaci», scambiarono «abt», abate, come abbreviazione di «abteilung», cioè «battaglione» e convinti quindi che nel monastero non ci fosse una abate ma un battaglione si comportarono di conseguenza. Acccusando persino il Vaticano di complicità con i nazisti.

Anche le piazze sono piene di cantonate: la Piazza Rossa in realtà non dovrebbe chiamarsi così ma Piazza Bella, così la nostra Piazza del popolo così nominata per errore perché se i traduttori avessero fatto bene il proprio lavoro si dovrebbe chiamare piazza del Pioppo. E sempre a proposito di rosso: il Mar Rosso è una mala traduzione del Mar dei Giunchi, cose che se ripristinate potrebbero mettere in crisi l'identità di popoli e città. Come diceva Totò: parli come badi...

Fu poi comica, prima che imbarazzante, la traduzione del discorso ufficiale che Jimmy Carter, pronunciò a Varsavia nel 1977. «I wish to learn your opinions and understand your desires for the future» divenne «Pozadam Polaków» cioè «desidero sessualmente i polacchi». Che detto dal pio Jimmy faceva un certo effetto. Il top però lo raggiunse la Honda quando nel 2001, lanciò la Fitta, senza sapere che in alcuni paesi nordeuropei «fitta» è una parola volgarissima che indica gli organi genitali femminili. Cambiarono in fretta e furia il nome in Honda Jazz, ma ormai la campagna pubblicitaria era partita. Diceva: «Honda Fitta, piccola fuori, grande dentro...»

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