I "No Gronda" sul sito del M5s: "Il crollo del ponte? Una favoletta"

I No Gronda sul sito del M5s: Il crollo del ponte? Una favoletta
Inside Over
14 Agosto Ago 2018 14 agosto 2018

Nel 2012 il M5s si scagliava contro l'opera che avrebbe alleggerito l'autostrada. E nel 2013 ospitava i comitati che dicevano: "Quel ponte starà su per altri 100 anni"

Su Google c'è ancora l'url attivo, ma non è raggiungibile. Probabilmente perché l'articolo risale a prima del rifacimento del sito. Ma tant'è. A qualche ora dal crollo del Ponte Morandi di Genova, che ha causato numerose vittime e feriti, è tornato a galla il comunicato dei comitati "No Gronda" ospitato nel 2013 sul sito del Movimento 5 Stelle (guarda qui). È lì che gli odiatori delle grandi opere si accanivano contro la bretella autostradale. "Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell'imminente crollo del Ponte Morandi", dicevano in quella che oggi risuona in una macabra profezia. Una posizione che il consigliere pentastellato Paolo Putti aveva addirittura portato in consiglio comunale opponendosi allo "sperpero di 5 miliardi di euro" per il rifacimento della Gronda di Ponente.

Le previsioni di quanto sarebbe accaduto risalgono a sei anni fa. In una intervista al Secolo XIX, che risale al dicembre del 2012, l'allora presidente della Confindustria locale, Giovanni Calvini, tuonava contro i comitati del "no" alla realizzazione dell'opera che sarebbe servita ad agevolare il traffico lungo il tratto che oggi si è sbriciolato come fosse di cartapesta. "Quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore - diceva - ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto 'no' (alla Gronda, ndr)". Contro di lui, come recuperato dall'Huffington Post negli archivi del Comune di Genova, si era scagliato il Movimento 5 Stelle che, per bocca di Putti, aveva espresso "rabbia e stupore". "Sono un uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione - diceva il grillino in consiglio comunale - non hoa interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vivo e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra dieci anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l'industria".

Dichiarazioni drammatiche che riecheggiano in un'altra pagina del blog a Cinque Stelle ospitata nella sezione "liste civiche". È l'8 aprile del 2013 e il comunicato per dire "no" alla costruzione del nuovo sistema autostradale del capoluogo ligure, composto da quattro strade che si fondono insieme, definisce l'allarme su un possibile crollo del viadotto come una "favoletta raccontata a turno" da chi invece vuole costruire la Gronda (qui il link). A sostegno della propria tesi viene pure citata una relazione presentata da Autostrade per l'Italia nel 2009 in cui si legge che il ponte Morandi a fronte di "una manutenzione ordinaria con costi standard".

Le posizioni dei grillini e dei "No gronda" si vanno a schiantare contro la realtà. Non più di un paio di anni fa il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, ha definito il ponte Morandi "un fallimento dell'ingegneria" e ne ha chiesto la ricostruzione. "I costi della manutenzione sono elevatissimi - ha spiegato a Primocanale - non esiste che dopo trent'anni un'opera abbia già subito tanti lavori di manutenzione. Ci sono ponti in cemento armato che dopo cento anni non hanno ancora subito nessuna modifica". I test effettuati negli anni hanno più volte portato alla luce problemi di corrosione enormi. E l'entità dei lavori di manutenzione svolti dimostra che la situazione era grave. Un campanello d'allarme che al ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dev'essere risuonato in un orecchio e subito uscito dall'altro. Il 31 luglio scorso, in una audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha inserito anche la Gronda autostradale di Genova nel lungo elenco delle grandi opere da sottoporre a revisione, imprimendo così un deciso stop alle "grandi opere mastodontiche e dispendiose" per prediligere "una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini". Una posizione che oggi si scontra anche contro la drammaticità della cronaca.

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