"Sulla Luna c’è ghiaccio in superficie"

Sulla Luna c’è ghiaccio in superficie
22 Agosto Ago 2018 22 agosto 2018

Dopo anni di indiscrezioni e smentite la Nasa sul proprio sito ha annunciato la presenza di ghiaccio ai poli del nostro satellite

“Nelle parti più scure e fredde delle regioni polari, un gruppo di scienziati ha direttamente osservato prove definitive di acqua ghiacciata sulla superficie della Luna; questi depositi di ghiaccio sono distribuiti in modo irregolare e potrebbero essere antichi”. Con queste parole la Nasa ha annunciato sul proprio sito ufficiale l’importante scoperta scientifica, conseguita analizzando le immagini rilevate tramite lo strumento Moon Mineralogy Mapper (M3).

Lo spettrometro M3 era stato installato a bordo della sonda lunare Chandrayaan-1, lanciata il 22 ottobre del 2008 dall’agenzia spaziale indiana; l’obbiettivo della missione, terminata prematuramente dopo solo un anno, era quello di “mappare” la superficie lunare confermando, in modo univoco, la presenza o meno di acqua (liquida, solida o gassosa). Misurando l’assorbimento della luce infrarossa l’M3 era quindi in grado di distinguere lo stato di aggregazione delle molecole.

I ricercatori e gli scienziati, guidati da Shuai Li dell'Università delle Hawaii, utilizzando le immagini ricevute sono stati in grado di dimostrare definitivamente la presenza di acqua ghiacciata sul nostro satellite. Il ghiaccio è concentrato specialmente nei luoghi più bui e freddi, in particolare nei crateri vicino ai poli; a causa della minima inclinazione dell'asse di rotazione della Luna, la luce solare non riesce a raggiungere queste regioni e la temperatura massima non supera mai i -156 gradi Celsius.

Questi depositi di ghiaccio, secondo la Nasa, potrebbero essere antichi e risultano distribuiti in modo irregolare. Al polo sud, la maggior parte si concentra in corrispondenza dei crateri lunari, mentre al polo settentrionale il ghiaccio si trova ripartito su una superficie più ampia ma discontinua. L’abbondanza di ghiaccio in superficie e la sua alta accessibilità fa si che possa essere utilizzato come risorsa per le future basi lunari.

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